martedì 31 dicembre 2013

Nuovo anno, nuova grafica!

Il 2013 ormai, bene o male, è andato e ormai se ne parla talmente tanto in questi giorni che perfino i sassi l'hanno capito, e lo capirà anche il mio cane stasera quando impazzirà per gli immancabili botti. Inizia un nuovo anno, altri dodici mesi di fatiche e imprevisti, e per festeggiare questo lieto evento, anche Libri del cuore e cuori di libri si è rinnovato, lentamente e con un po' di fatica ma sono complessivamente soddisfatta dei risultati: nuova immagine di sfondo, nuovi contenuti - avete già letto i primi capitoli dei miei libri? Basta un clic sulla copertina per leggere online e gratuitamente i capitoli iniziali in versione integrale, per cui, cosa state aspettando? - e nei prossimi giorni, se ne avrò il tempo, vedrò di fare qualcos'altro di nuovo.
Non mi metterò, come molti altri blogger, a fare una lista dei libri letti quest'anno, anche perchè è sempre visibile e aggiornata nella colonna di destra, ma mi soffermerò soltanto un attimo sui progetti del 2014, e cioè:

- finire questo benedetto liceo con un voto soddisfaciente - insomma, incrocio le dita che la prova di Maturità vada bene;
- decidere una volta per tutte quale facoltà scegliere all'Università;
- leggere più libri possibile:)
- vedere pubblicato anche il mio terzo libro e concludere così la mia prima trilogia - e chissà quale meravigliosa copertina realizzerà questa volta Corrado Vanelli!;

E ovviamente, auguro a tutti voi un buonissimo, ma proprio buono e libroso, 2014!



 
 

lunedì 30 dicembre 2013

Recensione: I Demoni di Mezzanotte di Romina Principato

Finalmente sono riuscita a finire anche questo libro! Tra il tempo per leggere che nelle ultime settimane è mancato, tra il libro stesso, che pur in formato ebook si è rivelato piuttosto lungo e sostanzioso, sembrava quasi che non dovessi mai giungere al termine, ma alla fine ce l'ho fatta, ed eccomi ora a parlarvi di un libro che ho trovato molto singolare, "I Demoni di Mezzanotte" di Romina Principato!

TITOLO:  I Demoni di Mezzanotte
AUTORE: Romina Principato
CASA EDITRICE: pubblicato in self-publishing su Amazon
PAGINE:  584
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2011
letto in formato ebook

TRAMA
 
"Nell'Italia di inizio '500, la comunità di un piccolo paese sperduto tra le colline della Val Camonica, controllato dal Duca De Baccelli e lontano dai domini della Diocesi di Brescia, vive come può dedicandosi all'allevamento e all'agricoltura, oltre che alla preghiera nella piccola chiesa gestita dal frate domenicano Orazio. Frate Orazio viene allertato da un pastore della presenza dei resti di un falò e, una volta constatata l'attendibilità della testimonianza, non può fare altro che avvertire la Chiesa e le autorità di Brescia, pur sapendo che l'arrivo dell'Inquisitore avrebbe cambiato per sempre le sorti del paese."
 RECENSIONE
  
Dunque, ancora una volta un romanzo storico, questa volta proveniente da una giovane autrice, Romina Principato, che con la sua narrazione trasporta il lettore direttamente nel passato, a cinquecento anni fa, quando imperversava la caccia alle streghe. Molti pensano che sia una faccenda medioevale, invece è proprio nel corso del Cinquecento che si registrarono gli episodi più violenti e terribili.

Tornando a noi, siamo nella Val Camonica, in un piccolo paesino chiamato Cemmo, dove vivono i nostri protagonisti: Agata e Giacomo, due fratelli gemelli che hanno perso la loro madre all'età di soli cinque anni, e che da allora vivono con la loro balia, Amelia, in una piccola casupola poco fuori dal villaggio. Compaiono fin da subito altri personaggi: frate Orazio, il parrocco della comunità, apparentemente destinato a rivestire un ruolo marginale in tutta la vicenda, ma che invece smentirà questa supposizione; Andreas De Baccelli, giovane rampollo del signore della zona, e svariati altri abitanti del luogo. Sarà proprio dall'incontro tra Agata, ancora ingenua e in gran parte ignara dei mali del mondo, e Andreas, che le vite di tutti cominceranno ad essere stravolte: ammaliata dal giovane, conquistata dalle sue parole, la giovane si lascia convincere a partecipare ad una festa sul Pianoro, una festa che si terrà alla mezzanotte del giorno del suo quindicesimo compleanno, per partecipare alla quale diventa disposta a tutto, anche a mentire alla sua famiglia. Agata, però, non può immaginare che cosa l'aspetta a quella festa, nè le conseguenze che ne deriveranno. Così come non sospetta che Amelia non racconti loro tutta la verità sulle sue uscite, su cosa fa quando si allontana da casa e si reca a casa di Bernardo, condadino della zona.
Quando Frate Orazio scoprirà i resti della festa che si è tenuta su quello spiazzo d'erba, si vede costretto suo malgrado ad appellarsi all'intervento del Vicario di Brescia. Nemmeno lui immagina, però, che ad arrivare a Cemmo sarà un Inquisitore, che scatenerà una vera e propria caccia alle streghe e agli eretici, accusati di aver scatenato una moria di bestie e di aver assassinato dei bambini.
In una spirale di follia e di crudeltà, la tranquillità di Cemmo verrà spazzata via e le vite di Agata, di Giacomo e di Amelia, così come di tutti gli abitanti del paese, verranno definitivamente stravolte.

Data questa panoramica generale sulla trama, passo ad esprimere il mio parere. Il libro si può dividere più o meno nettamente a metà:  nella prima vengono presentati i personaggi, illustrato il territorio e vengono poste le basi per gli eventi che si susseguiranno in modo molto incalzante nella seconda parte.
L'inizio, a essere sinceri, è piuttosto lento, a volte perfino noioso. Oggetto principale della narrazione sembrano essere le descrizioni dello stile di vita di Agata e della sua famiglia, di come debbano quodianamente fare i conti con il freddo, con le difficoltà dell'inverno, con la scaristà di cibo e via di questo passo. Ciò, se da un lato trasporta il lettore nella vita effettiva di cinquecento anni fa, dall'altro è un po' troppo ampio, l'autrice si dilunga molto su dettagli che alla fin fine sono davvero irrilevanti e questo, data la corposità del libro, avrebbe secondo me potuto essere evitato, anche per alleggerire la storia stessa e rendere meno pesante la lettura.
Già dalla prima parte emerge però una caratteristica essenziale del libro, che poi è quella che più mi ha colpito: i personaggi sono assolutamente, totalmente e irrimediabilmente umani. Dimenticatevi eroi e cattivi, dimenticatevi i principi azzurri che giungono in groppa a cavalli bianchi per salvare donzelle indifese, dimenticatevi che esistono i buoni buoni e i cattivi cattivi. Ognuno ha le sue sfacettature, le sue sfumature, le sue contraddizioni. I "cattivi" ci sono, vestiti con sai francescani... La figura dell'Inquisitore è la chiara dimostrazione del detto "l'abito non fa il monaco". Potrei rimanere giorni interi a parlare di questo personaggio, così come di tutti gli altri, ma so già che se anche lo facessi, nessuno si metterebbe a leggere una recensione chilometrica, quindi lascio a voi immaginare le atrocità commesse da lui e dai suoi aiutanti. Dico solo questo: mi sono davvero venuti i brividi a leggere certe parti, e a pensare soprattutto che in molti casi è accaduto davvero così!

La lentezza della prima metà è invece assolutamente estranea alla seconda. Con l'arrivo dell'Inquisitore è come se tutto accelerasse di colpo e alle descrizioni subentra l'azione e la curiosità, mista ad ansia, del lettore e dovuta al fatto che nessuno sembra essere abbastanza innocente per potersi salvare da un'accusa qualunque che potrebbe condannarlo al rogo. Poi ci sono i colpi di scena: sorprese imprevedibili e rivelazioni inaspettate sembrano quasi diventare la regola. E tornando allla verosimiglianza dei personaggi, mi ha - piacevolmente all'inizio, un po' più tristemente dopo - sorpresa il fatto che Agata, Giacomo, Amelia, Frate Orazio e anche frate Bruno, il giovane e fiducioso aiutante di Orazio, siano come tutti soggetti ai capricci della realtà e della vita. Nemmeno per loro la salvezza è certa, anzi, da quando Agata ha partecipato a quella festa sul Pianoro, le loro stesse vite sono diventate sempre più incerte e, forse, per molti potrebbe non esserci un lieto fine. Se questo effettivamente ci sia o no, lo lascio a voi lettori scoprirlo, per parte mia... dico che nessuno, nemmeno il lettore più lungimirante, potrebbe arrivare ad indovinarlo.
Per ultimo, lo stile. Complessivamente medio, non eccessivamente ricercato nè troppo povero da risultare banale; lineare, senza frasi troppo complesse, scorrevole e veloce da leggere, niente male insomma, adatto per affrontare agevolmente all'incirca cinquecento pagine. 
Dando quindi un giudizio complessivo, devo fare i complimenti all'autrice, per aver saputo architettare e mettere nero su bianco una trama in cui nulla è certo o scontato, e per aver saputo creare suspance e coinvolgimento nel lettore, o almeno in me. Ho letto circa il 40% per cento del libro tutto d'un fiato, perché dovevo assolutamente sapere come andava a finire! Insomma, non riuscivo a staccare gli occhi dallo schermo del lettore ebook, e credo che questo basti a far capire come questo libro sia da annotare nella lista dei desideri di tutti i lettori che ricercano buoni libri, lontani da ogni convenzione commerciale e dalle mode.
 



sabato 28 dicembre 2013

Hunger Games - La Ragazza di Fuoco



Incredibile ma vero, alla fine anch'io sono riuscita a beccare il seguito di Hunger Games prima che lo eliminassero dalle sale cinematografiche! Sembra pazzesco, ma paradossalmente ho meno tempo adesso di quanto non ne avessi durante il periodo scolastico, tanto che devo scrivere su un bigliettino tutto quelle che devo fare nel giorno tale, per non dimenticarlo per strada! Fattostà che oggi, per due orette abbondanti, me ne sono stata tranquilla tranquilla sua una comoda poltroncina con un bello schermo davanti e un bel film da gustare!

Sicuramente la parte più divertente è stato spiare le reazioni della mia accompagnatrice che, non avendo letto i libri come me, non aveva la minima idea di quello che sarebbe successo, e quindi a momenti le cadeva la mascella quando, a sorpresa, il carissimo presidente Snow convoca i vincitori dei passati Hunger Games per la 75° Edizione, quella della Memoria! Da ridere!


Invece tutt'altro che felice è la vicenda raccontata e, anche se sicuramente film e libro meritano, almeno in parte, il successo di cui godono, qualche piccolo brivido a pensare che un giorno una cosa simile potrebbe succedere davvero c'è stato, ma per fortuna, avendo letto i libri, ho potuto tirare un sospiro di sollievo e rilassarmi un po'.

Il film è di qualità: ottima la regia e molto buona l'interpretazione dei personaggi, dei protagonisti, Katniss Everdeen/ Jennifer Lawrence, di Peeta Mellark / Josh Hutcherson a quelli che, apparentemente, rivestono un ruolo meno importante, come Haymitch Abernathy / Woody Harrelson, che, non so esattamente perché, ma è sicuramente tra i miei preferiti, forse per la sua sfortuna, forse per il coraggio che alla fine dimostra, forse perché, a differenza di Katniss, ha capito esattamente come funzionano le cose e come ci si deve comportare con Capitol City... fattostà che, ubriacone o non ubriacone, lo trovo uno dei personaggi meglio riusciti della serie.

La suspence non manca, anche se a parer mio è venuta meno quella tensione, quella novità del primo episodio: una volta che i tributi sono nell'arena, ormai, più o meno e con tutte le variabili del caso, si sa già quello che dovrebbe succedere, l'unica ingognita è chi risulterà vicnitore questa volta, se Katniss o Peeta, ma non nego che anche questa volta lo spettatore ha trovato pane per i suoi denti e un finale che preannuncia un altro grande film che tutti i fans della saga attendono con ansia. Mi aggiungo a loro, ovviamente!

L'unica mia lamentala riguarda le differenze con il libro: capisco che non si possa portare sul set un libro parola per parola, ma diverse parti piuttosto rilevanti sono state tolte o tagliate e questo mi ha lasciata un po' delusa... insomma, l'ho trovato un po' meno fedele rispetto al primo, anche se nel caso di Hunger Games ci troviamo di fronte a uno di quei rari casi in cui libro e film vanno d'accordo e anche molto bene, direi! Non vi siete mai trovati a guardare un film di un libro che avete letto per scoprire che è completamente diverso dall'originale? E' terribilmente snervante! Ma con Hunger Games si può andare decisamente sul sicuro!



Vi lascio con la musica di Capitol City, l'inno di Panem... non riesco a togliermela dalla testa!




venerdì 27 dicembre 2013

A proposito di classici: Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa

Che cosa c'è di meglio che inaugurare a pieno titolo le vacanze natalizie con una bella recensione? Se poi il libro in questione è stato, pagina dopo pagina, un' incredibile e inaspettata sorpresa, allora direi che non si possa chiedere di più! Sempre nell'ambito del presudo-progetto "A proposito di classici...", ho letto "Il Gattopardo" e devo dire che mi è piaciuto molto, anzi, moltissimo! Volete sapere perché? Eccovi accontentati!

TITOLO: Il Gattopardo
AUTORE:  Giuseppe Tomasi di Lampedusa
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 1958
ANNO DELL'EDIZIONE: 1996
CASA EDITRICE: Universale Economica Feltrinelli
PAGINE: 247

TRAMA

"Siamo in Sicilia, all'epoca del tramonto borbonico. E' di scena una famiglia della più alta aristocrazia isolana, colta nel momento rivelatore del trapasso dal regime, mentre già incalzano i tempi nuovi. Accentrato quasi interamente intorno a un solo personaggio, il principe Fabrizio Salina, lirico e critico insieme, il romanzo nulla concede all'intreccio e al romanzesco tanto cari a tutta la narrativa europea dell'Ottocento. 
L'immagine della Sicilia che invece ci offre è una immagine viva, animata da uno spirito alacre e modernissimo, ampiamente consapevole della problematica storica, politica e letteraria contemporanea.
Tradotto in tutte le lingue, "Il Gattopardo" è ormai un classico della nostra  letteratura. L'edizione è conforme al manoscritto nel 1957."

RECENSIONE

Insomma, un romanzo storico. "Che schifo!" Si sa infatti che storia = noia = qualcosa che non serve a niente. E invece proprio no, e in questo caso non c'entra molto la mia particolare predilezione per la Storia. "Il Gattopardo" è uno di quei libri che non possono assolutamente mancare nella biblioteca di ogni lettore che si rispetti, in quanto rappresenta non soltanto un'opera che fornisce una ben precisa visione delle condizioni delle classi aristocratiche all'epoca della spedizione di Garibaldi e dei suoi Mille, della formazione del Regno d'Italia con annessi e connessi, ma anche un gran bel libro in senso strettamente letterario. Al di là della trama in sè e dei personaggi, quello che mi ha colpito maggiormente è stato soprattutto lo stile. Non avevo mai letto estratti di questo libro e pertanto affrontare le prime pagine è stata una piacevolissima scoperta: foglio dopo foglio, la meraviglia cresceva, perché  mi sono trovata di fronte ad uno stile raffinato, ricco di espressioni evocatrici e colorate, di frasi che con il semplice accostamento di parole ( "un seminarista vestito da generale", per citare quella che più mi è rimasta impressa ) riescono a delineare perfettamente il carattere di un personaggio o una situazione, facendola emergere nella sua verità che va oltre la mera apparenza. 

La storia ruota attorno alla figura del Principe di Salina, don Fabrizio, destinato ed essere l'ultimo grande esponente della sua casata e anche di una classe nobile sempre più in declino, schiacciata, forse a sua stessa insaputa, da una nascente borghesia. Quello che differenzia i nobili dagli altri non è, qui, solo il nome o un patrimonio rilevante: è la mentalità, la cultura, le tradizioni, la visione stessa del mondo e del suo trasformarsi. E proprio con il passaggio da un'epoca all'altra, i personaggi del libro, ma in special modo don Fabrizio, il "Gattopardo", devono confrontarsi, lasciando che "tutto cambi, affinché nulla cambi". Contrapposte a don Fabrizio e al suo alto lignaggio troviamo figure come don Calogero Sedara, padre della bella Angelica, giovane fiore di Donnafugata, la residenza estiva dei Salina, su cui Tancredi, ironico e affascinante nipote di don Fabrizio, ha messo gli occhi e che alla fine riuscirà a conquistare. E anche nella descrizione della storia d'amore fra i due, si vede bene come l'attenzione dello scrittore vada a ciò che si vede dall'esterno, mettendo in luce aspetti e particolari che fanno capire al lettore come, alla fine dei conti, l'amore sia sempre accompagnato da altro nella vita. Ma, tornando a don Calogero, egli è il prototipo del borghese siciliano: attento al denaro, al valore monetario di un ornamento più che alla sua espressione artisitica, alla sua bellezza, ambizioso ma allo stesso tempo inadeguato a inserirsi nell'aristocrazia.

La Sicilia, poi, fa da sfondo a tutto il romanzo. Una terra bellissima nei suoi paesaggi, crudele nella sua arsura, contradditoria nei suoi abitanti; povera gente e aristocratici che nel complesso formano uno scenario variegato, che vive a modo suo le battaglie risorgimentali, nel quale convivono entusiasmo, perplessità e reazionismo, accompagnati dalla più saggia lungimiranza di chi sa che, rivoluzione o non rivoluzione, nulla sarà in grado di cambiare la Sicilia e chi la abita.

Sicuramente è un libro che dovrebbero proporre in lettura ai ragazzi che affrontano l'argomento "Risorgimento" a scuola, e in effetti è proprio su indicazione del professore di storia che mi sono accostata, anche se un po' in ritardo, a questo capolavoro, ma per quanto ne so, ormai insegnare nelle scuole è un optional per molti... 
Ma qui si parla di libri, almeno oggi, e non di scuola, anche perchè non voglio rovinarmi le vacanze che sono appena cominciate!
Quindi concludo consigliandovi caldamente questa lettura, perché merita davvero e so per certo che ha riscosso l'approvazioni anche dei lettori che solitamente si astengono da simili libri, o dai libri in genere a dirla tutta. Provatelo, rimarrete affascinati dallo stile, dalla scioltezza, dalla capacità evocatrice dell'autore. Il mio più grande rimpianto, anzi, è che Tomasi di Lampedusa non ci abbia lasciato altri grandi romanzi, oltre a questo. Peccato davvero!

La famiglia Salina in un fotogramma del film "Il Gattopardo"





mercoledì 25 dicembre 2013

Buon Natale!!!!

"Anche quest'anno è già Natale", recita una famosa canzone per bambini - ma quando si parla di Natale, si può poi fare una distinzione tra canzoni per bambini e per adulti? Fattostà che ormai il 25 dicembre è già arrivato, un altro anno è andato ad incurvare le nostre schiene e altri nuovi dodici mesi si prospettano all'orizzonte. Tra regali, panettoni e abbuffate, colgo anch'io l'occasione per augurare a tutti voi tanti, ma tanti auguri di buon Natale! E mi raccomando non esagerate con i pandori!!!



sabato 21 dicembre 2013

Super intervista all'autrice Erika Corvo!

Lettori e lettrici, è con immenso piacere che riprendo finalmente a scrivere su questo blog e inauguro una nuova iniziativa: da oggi Libri del cuore e cuori di libri si apre alle interviste! Siete degli scrittori, volete pubblicizzare le vostre opere gratuitamente? Qui potete farlo, e la scrittrice Erika Corvo sarà la prima ad inaugurare questa iniziativa! Bene allora, buona lettura!

Conosciamo un po' Erika Corvo...


1)      Per chi ancora non ti conoscesse: che cosa ci dici di te?



Erika Corvo è un “Fai da Te” umano. Tutto quello che so fare, l’ho imparato da sola. Sicuramente sono una donna strana: costruisco mobili, aggiusto elettrodomestici, eseguo piccoli lavori di muratura e idraulica, sbianco casa, lavo a mano la biancheria (non ho la lavatrice e neanche il riscaldamento) preparo medicinali a base di erbe e mentre faccio tutto questo scrivo romanzi, e leggo manuali di sopravvivenza di Bear Grylls.

Ho iniziato a scrivere per dimenticare i mille problemi del vivere quotidiano e ho creato innumerevoli mondi di fantascienza e fantasy.

Due figli, uno smisurato amore per gli animali e una grinta inusuale, fanno di me un personaggio poliedrico dai mille interessi e dalle mille risorse.

I miei idoli? Eddie Guerrero, Socrate, Gandhi, Wile Coyote, Valerio Massimo Manfredi, Piero Angela, Rey Mysterio, Zahi Hawass, Pink Panther, Luciano De Crescenzo, Nikola Tesla, Annibale, Konrad Lorenz, Roberto Giacobbo, Alessandro il Grande, Bear Grylls, Madre Teresa… elencati volutamente alla rinfusa, alternando il genere dei personaggi. Perché da tutti si può trarre qualche buon insegnamento, di cultura, di vita, di saggezza, di forza, o di autoironia.

Cosa vorrei evitare? Più che cosa (poca roba), è chi  vorrei evitare! Quanto al cosa, lavorare al chiuso, senza possibilità di vedere la natura, fosse anche solo un albero o una fogliolina di verde.

Quanto al chi, voglio evitare le persone false, quelle opportuniste, i qualunquisti, e le persone “inutili”. Per dirla con le parole del Dalai Lama, quelli che vivono come se non dovessero mai morire e muoiono senza avere mai vissuto.

La mia vita passata?

In mezzo secolo di vita ho collezionato una serie di sfighe impressionante, ma non ne ho mai fatto un dramma. Anzi, ho sempre cercato di sdrammatizzare tutto, di riderci sopra, di trovare sempre il modo di tornare in pista, e di rialzarmi da ogni caduta. Se non affronti le avversità con una buona dose di spirito, potrai anche essere viva fuori, ma sarai morta dentro.

Mi sono sposata incinta per andarmene di casa, e soldi per comprare libri da leggere non ce n'erano; dovevo pensare alla casa e al bimbo appena nato. Troppo povera per qualsiasi cosa. Il marito era un poco di buono, e quando il mondo dove sei non ti piace più, ne inventi un altro. Così, i libri, ho iniziato a scrivermeli da sola. Il libro che avresti sempre voluto leggere e nessuno ha ancora scritto. I primi erano solo esperimenti. Dal 1995 scrivo sul serio. Attualmente ho nove racconti completi e altri tre in mente, pronti per essere scritti.





2)      Forse è una domanda scontata, ma questo non significa che non sia importante: che cosa ti ha spinto ad avvicinarti alla scrittura?

 

 Mio padre si divertiva a scrivere poesiole, raccontini, filastrocche e cambiava i testi alle canzoni facendole diventare spiritose. Niente di speciale, ma amici e parenti si divertivano alle sue trovate. Io sono cresciuta sapendo che fosse possibile farlo; era una cosa normale, e credevo che tutti lo potessero e lo sapessero fare. Andavo ancora alle elementari quando ho iniziato a farlo anch’io. E lo facevo bene. Ci sono rimasta male quando ho capito che gli altri, invece, non ci riuscivano.

Scrivere, è sempre stata la mia passione. Ho iniziato col diario, quando ero proprio piccola. Alle medie avevo già scritto varie raccolte di poesie e iniziavo a cimentarmi nei racconti. Ingenui, stupidotti, semplici… ma imparavo cosa si dovesse scrivere, e come farlo sempre meglio. Sono sempre stata spietata con me stessa, non mi sono mai crogiolata pensando di essere brava, se quello che facevo non era perfetto.

I miei non mi facevano mai uscire di casa, e il mio unico svago erano i libri. Ho imparato a leggere molto prima delle elementari, solo perché non sapevo cosa fare. Mio fratello era più grande di tre anni, e andava già a scuola. Quando arrivavano i suoi libri, sussidiario e libro di lettura, lui non li leggeva per tutto l’anno scolastico, io li avevo già letti di nascosto prima di novembre. (“Cosa fai col libro di tuo fratello? Mettilo via che glielo sciupi!” “Ma guardo solo le figure.” Palle. Li sapevo a memoria.)

Va da sé che quando venne il mio turno di andare a scuola, mi annoiassi da matti. Loro leggevano Pinocchio, io leggevo Kipling. Loro leggevano “I tre porcellini”, io leggevo la vita di Pasteur e i “Cacciatori di Microbi”. Loro leggevano “Piccole donne”, io leggevo “I Peccati di Peyton Place” e “Lolita”. Loro leggevano “Biancaneve”, io ci davo già dentro con gli Urania e con Salgari. Non potrei vivere senza leggere o senza scrivere.

E crescendo… Se il mondo in cui ti trovi non ti piace più, cominci ad inventarne un altro; come i bambini che inventano gli amici immaginari quando non ne hanno di reali. Le favole che ti racconti da sola per riuscire ad addormentarti serena quando ti sei sposata con un poco di buono, disonesto, geloso e violento, giusto per andartene di casa. Per dimenticare il frigo vuoto, il bambino che non ha vestiti e i soldi che non ci sono. Le favole erano così belle che volevo metterle nero su bianco perché non andassero dimenticate. Di nascosto da tutti, ovviamente, perché quando non ci sono i soldi per mangiare, anche comprare i fogli e le biro è una spesa folle. Se l’avesse saputo “lui”, avrebbe bruciato tutto. Ho preso la patente di nascosto, ho studiato di nascosto, ho preso il rec di nascosto… quasi tutto quello che ho fatto, l’ho fatto di nascosto. Come dicevo, i lavori che ho fatto per sopravvivere sono diventati mille. Parrucchiera, cartomante telefonica, vendita porta a porta, baby sitter, dog sitter, stiratrice, cuoca a domicilio, bricolage domestico nelle case altrui, autista privata, ricamatrice, stiratrice, ripetizioni ai ragazzi delle medie, badante, spesa a domicilio e tanti altri. Poi tornavo a casa e spaccavo la legna per la stufa, sbiancavo i muri, costruivo i mobili con sega, martello, cacciavite e black e decker; ho messo insieme un impianto elettrico (facendo saltare tutto in aria un paio di volte, ma sono ancora viva), e ho cresciuto i figli.

Come nelle favole, un giorno il cattivo muore. Piangerlo? Gesù, mi sono messa a ballare! Mia figlia aveva sei anni, e alla notizia della morte del papà, il suo unico commento è stato: "Meno male, non lo sentiremo gridare mai più!"

Anche se la situazione economica era più triste che mai, adesso ero libera. Potevo scrivere in qualsiasi ritaglio di tempo libero!

E riempiendo una riga alla volta, pagina dopo pagina, un anno dopo l'altro, sono venuti fuori nove romanzi: i primi tre definiamoli “sperimentali”; gli altri sei, uno più bello dell’altro. Mai fatti vedere a nessuno: a casa, per i miei figli, erano comunque (ed è così tuttora) tempo perso e risorse sottratte a loro. Gli editori, quelli scritti a mano, neanche li prendono in considerazione.

Due anni fa ho trovato un posto come badante presso la suocera di un architetto. Un giorno questi mi dice che, per principio, non legge libri scritti da donne, in quanto li trova troppo melensi e sdolcinati. Gli porto uno dei miei lavori e gli dico: bene, leggi questo, l'ho scritto io. Nonostante fossero più di quattrocento pagine scritte a mano, l'ha letto d'un fiato. Poi mi ha regalato un vecchio computer che teneva in montagna e mi ha detto: copialo e presentalo a qualcuno. È veramente bello.



3)      Parlaci un po’ dei tuoi libri: di che cosa trattano, qual è il genere, come sono nati… siamo lettori molto curiosi!



Non lo direi neanche con una P38 puntata alla testa.  Non anticipo mai niente delle trame dei miei libri. Tutto deve essere una completa sorpresa, per i lettori. Perché le trame, alla fine,  sono sempre le stesse. Non è cosa scrivi, ma come lo scrivi, che fa la differenza. La stessa differenza che passa tra annusare un Arbre Magique al profumo di pino e trovarsi nella Foresta Umbra e aspirare a pieni polmoni l’odore della terra. Chi scrive deve riuscire a coinvolgere, a fare immedesimare, a proiettare chi legge in un altro mondo, in un altro tempo, a fare vivere il racconto come se ci si trovasse lui stesso. Chi legge deve sognarselo la notte, non riuscire a lavorare per sapere come vada avanti la storia, mangiare col libro aperto davanti. Intendo questo, quando dico scrivere. La trama? Sempre la stessa.  Ma con una bella dose d'azione e di suspense.  Niente scappatoie banali da situazioni complicate (la situazione, casomai, si complica ancora di più). Ritmo incalzante, trama serrata e avvincente senza cali di tono.

Personaggi carismatici e intelligenti che combattono soprattutto col cervello, non soltanto con le armi.

Combattimenti credibili, ben realizzati, ben descritti e mai noiosi.

Eroi sfaccettati e tridimensionali che si evolvono e crescono di spessore, senza divisioni nette in "buoni" e "cattivi".

I cattivi possono anche avere, a volte, un cuore d’oro, e le damigelle in pericolo devono cavarsela da sole, darsi da fare e magari impugnare le armi. Nessun eroismo cavalleresco inopportuno e stucchevole, e nessun richiamo a qualcos’altro che abbiate già letto o già visto da qualche altra parte.

Una bella storia d'amore non preponderante: una storia nella storia. Ma niente triangoli/quadrangoli amorosi scontati. Flashback ridotti al minimo indispensabile.

Dialoghi serrati, mai contati; spiritosi e coraggiosi nell'affrontare temi di rilevanza sociale, politica ed etica.

Colpi di scena davvero inaspettati.

Descrizioni accurate ma ridotte all’essenziale; mai soporifere o inutili.

Ambientazioni di fantasy e fantascienza utilizzate al solo scopo di rendere il tutto ancora più spettacolare.

Grande attenzione per i dettagli. Niente è lasciato al caso.

Italiano perfetto. Che altro volete, da me?

La fantascienza è un obbligo, se vuoi veramente avere carta bianca. Gli eroi della tv, da più di un trentennio sono poliziotti o banditi, medici, patologi, o avvocati. Chi altro può permettersi avventure vere, con la routine e la burocrazie che ci soffocano? Qualche miliardario annoiato? Non fa per me, grazie. Non so niente di quel mondo, e neanche mi interessa. L'unico "eroe" al difuori di questo contesto, è il Gabibbo! Ma come fai a scrivere un romanzo sulle avventure del Gabibbo? La fantascienza è un bellissimo, immenso foglio di carta bianca. Ti basta un punto di partenza, e tutto il resto glielo costruisci attorno su misura, come un abito di alta sartoria cucito su di una bellissima modella ( ho detto bellissima, non i manici di scopa che si vedono nelle sfilate).



4)        Eppure, quello che scrivi non sembra propriamente né fantascienza né fantasy…

Definisco “Fratelli” un romanzo di fantascienza, ma come hanno notato in molti, sì, ci sono le astronavi, ma non è fantascienza. Avrebbe potuto essere ambientato anche tra Milano e Cinisello Balsamo, o tra Roma e Ladispoli, in qualunque tempo e in qualunque luogo. Con automobili, carrozze e cavalli, o bestie inventate dai nomi stravaganti, e la storia non sarebbe cambiata di una virgola. Quindi posso affermare tranquillamente che in realtà non si tratta di un romanzo di fantascienza, e che allo stesso modo non si tratta di un romanzo di fantasy, né di qualsiasi altro genere conosciuto. È un racconto e basta, ognuno gli dia pure l’etichetta che gli piace di più. Passo “Blado 457” e “Tutti i doni del Buio” per fantasy, ma in realtà non lo sono. Non hanno ancora inventato una definizione , per questo genere di romanzi… Io li chiamo Reality Fiction. Idem per gli altri due: Reality fiction.



5)       Quali sono i tuoi modelli ispiratori, quali sono state le letture che più di tutte ti hanno formata?



Eh, bella domanda! Ho letto migliaia di libri di qualunque genere, e non esagero. Fino a sedici, diciassette anni, sono uscita di casa solo per andare a scuola, e tutto il mio tempo l'ho passato a consumarmi gli occhi sui libri che mio padre aveva in casa; fortunatamente una biblioteca ben fornita! Ma da dopo sposata, chi ha mai più avuto i soldi per comprare un libro? Io leggo quelli che gli altri lasciano in un apposito scaffale davanti alla biblioteca comunale, dove si mettono i libri di cui uno si voglia disfare, in modo che qualcun altro possa leggerli invece di buttarli nel cassonetto bianco. Attualmente ne ho in casa solo un migliaio: di più non ce ne stanno. E ogni volta che sbianco i muri devo per forza disfarmi di qualche centinaio di volumi che continuo a portare a casa e accumulo nei mesi . A quali resto più legata? A tutti quelli scritti da Robert Heinlen, Robert Sheckley, Ursula Le Guin, e poi Marion Zimmer Bradley, l'infinita serie degli Urania, la collana Cosmo dell'Editrice Nord, l'esilarante e splendida trilogia del “Piccolo Popolo dei Grandi Magazzini”, di Terry Pratchett. A tutto quello che hanno scritto Piero Angela, Giovanni Guareschi, Luciano De Crescenzo, Conrad Lorenz,  Kipling, Victor Hugo, Bear Grylls, Valerio Massimo Manfredi, Anthony De Mello, Zacharia Sitchin, Graham Hankhock, Pirandello... E ancora tomi di psicologia, patologia forense, medicina, grafologia, psicologia evolutiva, etologia comparata, astronomia… e come faccio a citare tutti? Solo gli Urania e i Cosmo erano centinaia! Ma anche se la fantascienza è stata il mio grande amore, ho sempre letto qualsiasi, e dico qualsiasi cosa avessi tra le mani. Anche la Bibbia. Quando arrivano i Testimoni di Geova scateno furiose polemiche perché la conosco meglio di loro! Adesso mi stanno alla larga, non trovano argomenti per ribattere!



6)       Nella tua esperienza editoriale, quali sono quegli aspetti che ti hanno soddisfatta e cosa, al contrario, cambieresti?





E qui è cominciata l'avventura. Il problema non è stato sottoporsi  o meno alle valutazioni degli editori, almeno per quanto mi riguarda. Ho imparato a servirmi di internet e ho iniziato a presentare uno dei miei lavori a tutte le case editrici che pubblicassero fantascienza. Pensavo, e sottolineo pensavo, che una casa editrice selezionasse il materiale ritenuto migliore e che su di questo investisse un certo budget per poi averne un ritorno. Magari anche voi pensate la stessa cosa. Invece non funziona così.

Tutte, e dico tutte, hanno risposto a distanza di qualche settimana dichiarando che il mio lavoro era bellissimo, ben scritto, assolutamente inusuale, e che li aveva lasciati molto impressionati. Dopodiché veniva la richiesta economica. Soldi. Tanti soldi. Che io, ovviamente, non possiedo. Per darvene un'idea, mi hanno chiesto dai 600 ai 3600 € per pubblicare il mio romanzo. In cambio di che? Di 5 centesimi per ogni copia venduta. Sì, sì, non è un errore di stampa, ho detto proprio 5 centesimi a copia.

Non posso farvi i nomi pubblicamente altrimenti mi querelano, ma se mi contattate su facebook ve li do in privato.

Allora ho provato con i concorsi editoriali, sia di case importanti e conosciute, sia di case minori! Su internet ne  ho trovati una discreta quantità, per scrittori emergenti e non, con la dicitura "consegna il tuo racconto inedito entro il giorno tale del mese talaltro". Vai su internet il giorno dopo il termine fissato, e scopri che i concorsi, scaduta la data, sono ancora attivi e la sola differenza è che la data di scadenza è stata posticipata di un paio di mesi. E il gioco continua.

Un concorso sembrava un tantino più serio degli altri, un concorso a livello nazionale che si svolge ogni anno, dove i primi tre classificati vincono la pubblicazione del loro romanzo. Vincono cosa? Mi comunicano via telefono che sono fra i primi tre classificati, e che stanno per spedirmi, con tanti complimenti e congratulazioni, la proposta editoriale. A pagamento, naturalmente. Volevano 2000 euro. Gli ho risposto che a quella cifra mi avrebbe pubblicato qualunque editore,  anche se avessi scritto” La Vispa Teresa fra l’Erbetta”, e senza bisogno di vincere niente!

Cosa posso dedurre da tutto questo? Che i signori editori hanno i loro grandi nomi, i “soliti noti”, e si basano solo su quelli, per fare cassa. Perché dovrebbero rischiare investendo sugli esordienti? Con questi ultimi, usano una strategia  diversa: raccolgono attentamente tutti i racconti inediti dell'anno, selezionano i pochissimi che ritengono più che validi e idonei alla pubblicazione in modo da avere la certezza assoluta di un cospicuo ritorno economico, dopodiché chiedono lo stesso tutti i soldi necessari agli autori. Loro non rischiano niente, non investono niente, non spendono niente. Guadagnano tutto.

Grazie a Dio esiste il self publishing. Ma puoi pubblicare il più bel libro del mondo, che senza pubblicità non lo venderai a nessuno, oltre che a tuo fratello e tuo cugino. La pubblicità è il novanta per cento della vendita.  Devi quindi farti un mazzo così a promuovere i tuoi lavori: tempo, risorse; e se ne hai, anche soldi, da investire in pubblicità! Anche qui c’è poi uno sfruttamento fenomenale da parte di decine di fantomatici recensori, blogghisti, agenzie di servizi editoriali e che altro, che vendono più fumo di quanto ne produca una mandria di locomotive a vapore.

Un consiglio agli esordienti? Scegliete una persona che stia sulle scatole a tutti e fatela fuori. Pare che l’unico modo di pubblicare un libro e avere pubblicità gratis in tv, sia diventare un criminale. Come hanno ottenuto, ad esempio, Amanda Knox, Cesare Battisti, Felice Maniero, Renato Vallanzasca, il comandante Schettino, Salvatore Parolisi, Alberto Stasi, Raffaele Sollecito… Ho saputo in questi giorni che anche Pietro Maso ha scritto un romanzo con le sue memorie, pubblicato con un grande editore e ben pubblicizzato in tv. Se però non vi sentite di commettere un omicidio, sappiate che ha pubblicato anche Monica Lewinsky…

Uscirò a breve con altri romanzi, ma se non mi vedrete in libreria, saprete che è perché non ho guai con la legge e non mi abbasso a compromessi.

Ma per farti pubblicare gratis da un grande editore, devi avere per forza ammazzato qualcuno? La prima legge del marketing è investire per avere dei ritorni. Se pubblica solo quell'autore che ha duemila o tremila euro da spendere, indipendentemente dalla qualità di quello che ha scritto, e non è l'editore stesso ad investire nel materiale che ritiene più valido, il risultato è che quello che sta in libreria non interessa a nessuno. Non si comprano più libri? E che vi aspettavate?

Cosa cambierei dell’editoria italiana? A questo punto è palese: pubblichino gratis chi merita, non chi arriva dal Grande Fratello.

Cosa mi ha soddisfatta? Aver pubblicato lo stesso, alla faccia loro! Alla fine ho trovato degli angeli. La Booksprint. Quando hanno saputo delle mie condizioni economiche ben al di sotto della soglia di povertà, hanno deciso di fare tutto gratis, e me l’hanno comunicato il giorno del mio compleanno. Avete mai ricevuto un regalo del genere? Persone gentili, serie, competenti, disponibili, affidabili… sono stata circondata di attenzioni fino al momento in cui ho avuto il libro tra le mani. Non fanno pubblicità? E chissenefrega, hanno fatto anche troppo, e del resto non la fanno neanche quelli a pagamento!

Ho trovato, successivamente, la Youcanprint e la e-Pubblica che hanno pubblicato gratis, brava gente con cui mi sono trovata benissimo. Ma non mi fido più di tutte le chiacchiere che ho sentito finora, e sconsiglio a tutti di pubblicare a pagamento, alle condizioni che vi ho esposto. Certo, se uno ha tanti soldi e la voglia di cavarsi uno sfizio, perché no? Chi si compra la Ferrari, chi la pelliccia, chi un attico con vista panoramica, perché non pubblicare un libro? Ma non fate sogni campati in aria: si scende subito.

Scusate se mi sono dilungata, ma ci sarebbe ancora tanto da dire…



7)      Se dovessi scrivere una storia in cui il protagonista è un animale, che animale sarebbe? Perché?

Il mio ultimo lavoro della saga post-atomica non ancora pubblicato (Shadir, i Guerrieri Ombra) ha come protagonisti delle coppie simbiotiche lupi e semiumani.Ma nei miei libri, i confini tra umano e non umano, tra bene e male sono così sottili che non sai mai esattamente chi sia il protagonista, chi il buono, chi il cattivo, chi la vera bestia e chi il vero essere umano…





8)      Ti viene data la possibilità di compiere un lungo viaggio a tua scelta: dove ti piacerebbe andare e per quale motivo?  



Dovessi andare dove ancora non sono stata, andrei in Norvegia, perché mi piacerebbe vedere le luci del nord, il sole di mezzanotte, la Ocean road, gli orsi polari e un sacco di altre cose…

Se dovessi tornare in un posto dove sono già stata, senza ombra di dubbio direi la ex Jugoslavia. Ci ho trascorso le vacanze per dieci anni ed è stato amore a prima vista con quei luoghi e con quella gente. Un luogo povero, duro, selvaggio e inospitale, ma abitato da gente dolce, gentile e con un cuore grande così. Dopo la guerra dei Balcani non ho più avuto il coraggio di tornare… ho paura di vedere tutto quello che è stato distrutto, le persone conosciute che non ci sono più, e di cosa sia potuto diventare. Mi si stringerebbe il cuore. Ma forse un giorno capiterà l’occasione giusta, chi lo sa….



9)      Per finire, hai attualmente altri progetti nel cassetto, libri da pubblicare, storie da raccontare, cose da dire?

 Ho altri cinque libri belli pronti da pubblicare, e altri pronti nella mia testa, che aspettano solo di essere scritti.
Scrivere e comporre sono passioni che ho avuto fin da piccola. Quando, alle elementari, la maestra dava temi di fantasia, prendevo sempre dieci. Perché sapevo che scrivere qualcosa degno di essere letto, era possibile. Come dicevo, mio padre scriveva piccole cose: raccontini, filastrocche, canzoncine… cose da nulla, che però amici, parenti e colleghi apprezzavano. Sono cresciuta sapendo che bastava un po’di impegno per intrattenere e divertire. Giocare con le parole è sempre stato il mio passatempo preferito. Perché lo fai? Perché sai di poterlo fare. Non mi è mai passato per la testa che fosse qualcosa al disopra delle mie possibilità, e quindi lo facevo.
A diciassette anni, coi primi soldini guadagnati, mi sono comprata una chitarra, ho imparato a suonare (di nascosto) e ho iniziato a scrivere canzoni. Quando ho visto un bando di concorso per voci nuove, non ci ho pensato un minuto: “Vado e mi scritturano”.
Non era presunzione, non lo è mai stata. Era certezza. Non saprei come altro definirla.
Più di duemila partecipanti. Solo in due avrebbero inciso un disco (allora c’erano gli ellepì in vinile) gratuitamente. Indovinate chi fossero i due vincitori? Un certo Enzo Ghinazzi, che poi sarebbe passato alle cronache sotto lo pseudonimo di “Pupo”, ed io.
Ho inciso “Il Mondo alla Rovescia”, ma non è stata fatta pubblicità, perché avevano su di me altre mire. La legge del marketing è legge ferrea. In quel momento, di cantautori ce n’erano anche troppi. Mancava sul mercato, invece,  una cantante per bambini (Cristina D’Avena non esisteva ancora) e io gli sembravo il personaggio giusto: adolescente, fresca, acqua e sapone, e una sconcertante inclinazione per le filastrocche (ancora adesso posso inventare su due piedi una canzoncina in cinque minuti). Ma a me, questo,  non interessava. Ho scritto tantissime canzoni per bambini… ma tanti anni dopo, per i miei figli. Mi sono divertita moltissimo in sala d’incisione, mi hanno regalato una meravigliosa chitarra che ho tuttora e conservo come una preziosissima reliquia, ma non ho voluto dar seguito alla faccenda: l’ho vissuta solo come un bel gioco. Scrivevo cose di tutt’altro genere, tant’è che stavano pensando di presentarmi al pubblico come “De André donna”.
Ho voltato pagina e ho iniziato a scrivere raccontini e poesie. Solo dopo sposata è esplosa la passione per i romanzi e i racconti lunghi. Giusto poche settimane fa ho pensato di far convertire questo LP in formato MP3, montare dei video con i vari pezzi registrati e farli girare su You Tube… Detto fatto, mi sono fatta spiegare come si usasse Windows Media Player, ed ecco già due pezzi in rete.  Un sacco di visualizzazioni e di complimenti, devo dire che non mi aspettavo un successo del genere!
Ho postato già quattro video con le canzoni che avevo inciso da ragazzina. Se le volete ascoltare, le trovate su You tube. I titoli sono: “Il fondo della vita”, “Un  paese chiamato Malinconia”, “Il traditore”, e “Bei tempi, vecchi tempi”, con l’impagabile aiuto dei fratelli La Bionda. Altri video li metterò insieme non appena troverò un po’ di tempo, con le altre sei canzoni incise.
Progetti? Audiolibri. Finora sono stati denigrati e relegati a prodotto di nicchia per bambini, per non vedenti ,o per ipovedenti. Secondo me hanno invece un potenziale pazzesco completamente ignorato. Perché, per leggere, bisogna sempre avere le mani occupate da un volume in  carta, da un e-reader o altro? La gente ascolta musica in treno, in metropolitana, in bici, mentre fa palestra, mentre prende il sole, mentre cucina, stira o compie qualsiasi altra attività. Perché non realizzare degli audio books in modo che in tutte queste circostanze, oltre che ascoltare musica, non si possa anche leggere?
Ho realizzato un insolito booktrailer, praticamente un audiotrailer, e altri mi hanno subito imitato. Forse c’è un cambiamento nell’aria, e chi lo sa? Io ci credo. Vedremo. Un audiobook è già in fase di lavorazione, ma per ora non mi pronuncio sul risultato. Se sarà convincente, lo porterò a termine e proseguirò per quella strada.

Grazie per avermi dedicato la vostra attenzione e tanti auguri per un buonissimo Natale e un anno nuovo che porti tutto quello che desideratre di più!
Un bacio.
  
Erika Corvo.




 Grazie a Erika Corvo! Tra breve la recensione del primo dei suoi libri!!!
Detto questo, colgo l'occasione per augurare a tutti un buonissimo Natale!!!!