sabato 28 settembre 2013

A proposito di classici: Cuore di tenebra di Joseph Conrad

E' da un po' che ci penso, ormai: con il dilagare dei grandi gruppi editoriali e dei generi letterario-commerciali del momento, ma anche della recente e sempre più diffusa passione per la scrittura che caratterizza molti non-lettori, i grandi classici hanno uno spazio sempre minore, se non nelle librerie e nelle raccolte di antologia, quanto meno nella cultura personale della gente comune. Non dubito che se andassi a chiedere alle ragazzine dai 10 ai 14-15 anni, queste saprebbero di sicuro chi è Stephanie Meyer, anche soltanto per aver visto la saga di Twilight al cinema, ma se invece la domanda fosse " Chi è George Orwell e che cosa ha scritto", oppure "Chi sono Conrad, Poe, Stevenson o le sorelle Bronte - per citarne soltanto una minima parte - e quali sono le loro principali opere", queste, come purtroppo molti altri al di fuori della fascia di età considerata che è puramente casuale, non saprebbero probabilmente rispondermi.
Confesso che anch'io sono stata allergica ai cosidetti "classici" per diversi anni: per me erano sinonimo di noia, di pesantezza, di inutilità. Anzi, direi che per anni ho letto solo fantasy, convinta che questo fosse il genere più entusiasmante di tutti. Sarà che crescendo un po' si matura, nel bene e nel male, sarà che mi piace troppo leggere per precludermi delle alternative, fatto sta che ho "scoperto" i classici come si può scoprire un fiore nel proprio giardino, che fino a quel momento era stato ignorato.
Con un parere largamente personale, dico che tali fantomatici classici hanno un non so che di superiore ai libri venduti oggi, un certo alone, una certa attrattiva che quei fax-simile di libri per adolescenti pubblicati oggi non vedono nemmeno da lontano. Non so voi, ma io, entrando in libreria, non posso fare altro che rimanere per un attimo affascinata davanti agli scaffali con Dumas, Austen, Wilde, o ancora più indietro nel tempo, Cicerone, Plauto e via di questo passo. Poi, certo, non è detto che li compri, anzi, ma non posso negare di trovarli affascinanti. Forse, chissà, il motivo di questa inspiegabile magia sta nel fatto che anche a distanza di secoli, queste storie, con i loro intrighi e i loro personanaggi, vengono ancora venduti e letti. Nulla che non abbia qualcosa di speciale, in grado di essere ricordato di generazione in generazione, può sperare in una fama così duratura.
Ecco perché già da un po' ho cominciato ad alternare la lettura di libri di piccole CE a quelli che molti conoscono - se li conoscono - di fama, non disdegnando, è chiaro, anche saghe e volumi pubblicati da marchi editoriali ormai già affermati. Vorrei inaugurare oggi e con questo articolo-recensione, non proprio una rubrica, ma quantomeno l'abitudine di parlare anche un po' dei classici che mi capitano fra le mani.
E vorrei iniziare con Cuore di tenebra di Joseph Conrad, acquistato approfittando del prezzo vantaggioso di soli 99 centesimi.

TITOLO: Cuore di tenebra
TITOLO ORIGINALE: Heart od darkness
AUTORE: Joseph Conrad
SCRITTO NEL:  1902
CASA EDITRICE:  Newton Compton Editori
COLLANA: Live
TRADUTTORE: Flaminio di Biagi
PREZZO:  0,99 euro

"La terra pareva soprannaturale. Siamo avezzi a posare lo sguardo sulla forma incatenata di un mostro domato, ma laggiù - laggiù si poteva posare lo sguardo su cose mostruose e libere. Era soprannaturale, e altrettanto lo erano gli uomini... No, non erano inumani. Be', sapete, quella era la cosa peggiore - questo sospetto che loro non fossero inumani. Ti prendeva a poco a poco. Urlavano e saltavano, e si rigiravano, a facevano facce orribili; ma quello che faceva rabbrividire era proprio il pensiero della loro umanità - come la nostra - il pensiero della remota parentela con quel selvaggio e veemente tumulto.".

Su una barca ancorata lungo il corso del Tamigi, avvolta dalle nebbie della sera, il vecchio Marlow inizia il suo racconto di un viaggio nel segreto di una terra selvaggia, dove l'uomo è sopraffatto dalla natura, dalla verità della sua condizione, da un "cuore di tenebra" non ancora esplorato. Marlow ripercorre la sua personale esperienza, la sua penetrazione all'interno di una mistero allora così selvaggio e ostile, in cerca di fortuna: quella che solo l'avorio può dare.  Lontano dalla civiltà, l'uomo è costretto a confrontarsi con la natura e con le parti più oscure e meno nobili dell'animo umano, ed è proprio quello che succede al marinaio-narratore. Fin dall'inizio la figura di un uomo dalle straordinarie capacità, il capitano Kurtz, si insinua tra le righe. Ammirato dai vertici della Compagnia per la quale Marlow ha deciso di gettarsi in quest'avventura dagli esiti incerti, inviso da altri che mirano al comando di questa stessa organizzazione, Kurtz appare, inzialmente, sia a Marlow che al lettore, come poco più che un'immagine distinta, avvolta dalla nebbia, una "voce" che è apparentemente in grado di affascinare e quasi di stregare. Ed è proprio l'incontro con Kurtz, ormai in fin di vita, a far capire a Marlow come quei posti selvaggi siano in grado di svelare e portare a galla i lati più oscuri e primitivi, più irrazionali e pericolosi di ogni individuo, introducendolo in un mondo in cui l'uomo bianco, con la forza dei fucili, è paragonabile ad un dio e ad esso paragonato.

   
"Cuore di tenebra" è il romanzo breve considerato il capolavoro di Conrad e, stando a quanto detto sul retro di copertina, da esso Francis Ford Coppola trasse inspirazione per Apocalypse Now. Non mi ha entusiasmata particolamente ma non mi è nemmeno risultato insopportabile. Mi aspettavo qualcosa di più sostanzioso e complesso dal punto di vista della trama, che in realtà è apparentemente piuttosto semplice - i veri significati sono nascosti, si intuiscono da frasi, come quell'ultima del capitano Kurtz, al tempo stesso "preghiera e invocazione" - ma l'ho trovato scritto molto bene, con uno stile elegante ( e affermando questo spero che la traduzione sia abbastanza aderente al manoscritto originale) e ricco di immagini e frasi evocative, anche se a volte, a causa dei molti trattini incidentali, il lettore rischia di perdere un po' il filo del discorso. La parte iniziale è pittosto monotona e noiosa, ma non è altro che l'anticamera per il terzo capitolo, quello in cui, finalmente, questo fantomatico Kurtz cessa di essere soltanto una voce, un'evocazione e si fa realtà di carne, nobili ideali frammisti o forse inquinati dai recessi più neri dell'animo umano inselvatichito.
In questo romanzo è l'uomo bianco l'intruso, colui che avanza in terre che non gli sono proprie, con il nobile intento di "civilizzare" il più rozzo e inferiore "uomo nero". Anche i "selvaggi" sono una presenza costante lungo tutto il racconto, siano essi stati "civilizzati" o soltanto occhi e membra tra il fogliame, accompagnano i visitatori europei sempre più verso il cuore di tenebra della foresta africana.

Il giudizio che darei a questo libro è un po' a metà: l'ho letto con piacere per il modo in cui è scritto, che ho trovato notevole, lontano mille miglia dallo stile commerciale, semplice fino a risultare banale, che molti odierni scrittori utilizzano per rivolgersi alle masse sempre più distanti di grandi linguaggi del passato, ma la trama non è particolarmente coinvolgente. Ma sono comunque contenta di averlo aggiunto alla mia personale libreria, perchè è pur sempre un nuovo tassello che si va ad aggiungere al puzzle che ogni lettore crea dentro di sè, libro dopo libro.



domenica 22 settembre 2013

Lithium by Marika Cavaletto e Chiara Bianca D'Oria

Eccomi qui, reduce dalla prima vera settimana di scuola, a parlare di un nuovo romanzo d'esordio. Questa volta si tratta di un libro scritto a quattro mani - tra l'altro, credo che sia anche il primo libro di questo tipo che leggo - da due giovani autrici, Marika Cavaletto e Chiara Bianca D'Oria, che ringrazio per avermi inviato il libro in formato ebook ( ecco un altro vantaggio dei libri elettornici ;) ). Trattasi di Lithium - Libro Primo-, di cui di seguito trovate la recensione. Buona lettura e buon inizio di settimana!


TITOLO: Lithium
SOTTOTITOLO:  Libro Primo
AUTORI: Marika Cavaletto e Chiara Bianca D'Oria
CASA EDITRICE: autopubblicato
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2013
PREZZO:  euro 1,99 (formato Kindle)
ISBN: 9788868551599 

TRAMA

"Il Destino regola inevitabilmente le nostre vite, intrecciandole, sovrapponendole e poi strappandole senza pietà. Questa è la storia di Mya e Chrissie, due ragazze che lasciano l'Italia per studiare all'estero, due ragazze che scappano da un passato impossibile da dimenticare. Fuggono, si nascondono, ma il Destino le travolge ancora, rinchiudendole in una realtà da incubo, una realtà dove i mostri sono reali e non solo ricordi insistenti. Un Dark Fantasy che lega le vite di diverse persone alla ricerca della loro strada, in un mondo irreale, governato da un'entità incurante. Perché il Destino ci ama e ci odia con la stessa intensità, ma a noi, povere pedine del suo folle piano, l'odio sembra prevalere."

RECENSIONE

Quando Chiara Bianca D'Oria, coautrice del romanzo, mi ha chiesto di leggere Lithium e di recensirlo, non mi aspettavo un'esperienza simile. Un po' perché da un romanzo d'esordio, in genere, non ci si può aspettare grandi cose - può sembrare strano che lo dica, visto che anch'io sono un'esordiente, ma in effetti è la verità -, un po' perchè già è difficile per uno scrittore dare un'uniformità al proprio lavoro, se poi le mani che ci lavorano sono quattro, il tutto diventa ancora più difficile. Infine, il fatto che si tratti di un'autopubblicazione all'inizio mi ha fatto storcere un po' il naso, perché per molti, anche se ovviamente non per tutti, pubblicare in proprio rappresenta molto spesso una scappatoia in termini di tempo e di impegno alla trafila delle case editrici e un modo per avere la certezza della stampa, qualità a parte. Comunque ho cominciato a leggere senza particolari pregiudizi, cercando di godermi il più possibile la lettura. 

E Lithium si è saputo imporre davvero come una romanzo piacevole, nonostante alcuni piccoli difettucci che comunque, vista la lunghezza e la qualità complessiva dell'elaborato, passano quasi inosservati.
Tra questi troviamo alcuni refusi di grammatica, qualche da al posto di , qualche verbo coniugato in modo errato, ma, soprattutto, uno stile ricco di ripetizioni. Non solo le parole, ma anche intere espressioni vengono citate più volte all'interno dello stesso periodo. Questo certo conferisce al testo un tono solenne e sottolinea l'importanza, la drammaticità del momento, ma visto che si ripete molto, anzi, troppo spesso, alla lunga finisce col diventare ridondante e pesante. Riporto di seguito alcuni esempi per darvi un'idea di cosa sto parlando: " Dovevo andarmene, andarmene subito. Avevo sbagliato a tornare, sbagliato a pensare di potergli sfuggire. Uscii di casa con i muscoli ancora un po' indolenziti. Dovevo correre da Katherine, dovevo sapere cosa le era successo, dovevo essere certo che lei stesse bene", "erano finalmente tutti assieme, riuniti nello stesso luogo, riuniti per un'ultima volta", " Una vecchia minaccia è infine tornata a tormentare questo mondo, una minaccia così antica di cui ormai di erano perse le tracce, una minaccia divenuta il riflesso lontano di un incubo che si credeva ormai terminato" e via di questo passo. Tra gli aspetti che mi sono piaciuti meno, infine, c'è un uso troppo quotidiano della lingua, che a volte scade anche nel volgare. Va bene qualche espressione colorita, rende i personaggi più concreti e fornisce un'idea chiara del loro stato d'animo, ma secondo me si poteva limitare l'uso di imprecazioni così forti.

Ci sono poi alcuni piccoli clichè, ma in realtà non so nemmeno se si possono definire tali, perché, se in un primo momento si può avere l'impressione di trovarsi di fronte alla solita storia di vampiri e licantropi nemici giurati, quasi subito si comincia a capire che ci sono anche elementi originali. La stessa spiegazione dell'odio tra queste due diverse razze è particolare e innovativa e già dalle prima pagine, dove si legge di come in un paesino della Scozia, St. Jillian, stia stato trovato un modo per confinare le suddette creature al di là di un muro magico, si iniziano ad intravvedere i primi imprevisti e i primi passi verso quella che è la storia centrale del romanzo. Anche l'esistenza di una profezia si scopre pian piano e promette sviluppi interessanti e insoliti.

Le protagoniste, Mya e Chrissie, si trasferiscono a St.Jillian per sfuggire al loro passato, ma dovranno fare i conti con il Destino che tutto ha in mente fuorché di concedere loro una vita normale e di trovare una serentià che a entrambe manca da molto tempo. 
Le due autrici sono state molto brave nel delineare i vari personaggi: sono tutti diversi, tutti imperfetti e ciascuno ha la sua storia personale con cui fare i conti, sofferenze, rimorsi e segreti che ci vengono rivelati da loro stessi, attraverso una narrazione a più voci, in cui non solo Mya e Chrissie, ma anche Katherine, la cacciatrice di vampiri, Dorian, il cacciatore di licantropi, e William, un ragazzo che si capisce subito essere diverso dagli altri, si raccontano in prima persona. Numerosi sono i flash-back, che portano il lettore nel passato di ciascuno di essi e, talvolta, anche in un passato più remoto, fornendo indizi su fatti storici determinanti e significativi per il presente nel quale Mya e Chrissie si sono ritrovate a vivere.
Personalmente ho apprezzato molto William: di primo acchito l'ho catalogato come il tipico "ragazzo bello da mozzare il fiato, perfetto in tutto" che, guarda un po', casualmente fa cadere la sua attenzione su una delle due nuove arrivate, ma poi ha guadagnato decisamente punti: è un personaggio complesso, ricco di sfumature, unico nel suo genere - in tutti i sensi -, un ragazzo che ha una vivace comunicazione con il suo ego- sì, arriva anche a parlare con se stesso - ed ha una stima quasi ironica del suo fascino che arriva alle stelle, ha sempre la battuta pronta, ma è anche capace di consolare, di essere dolce e di soffrire profondamente. E purtroppo nemmeno con lui il Destino sarà clemente, anzi, direi che si rivela piuttosto beffardo. Perché, e questa probabilmente non è una novità, la ragazza per cui perde la testa è proprio l'unica da cui dovrebbe stare lontano per il bene di entrambi.

Tutti i personaggi, poi, si rivelano attraverso i dialoghi, che sono la parte preponderante del romanzo. In questo modo, è il lettore stesso a farsi un'idea del loro carattere e del loro modo di pensare, senza che intervenga una fastidiosa voce esterna onnisciente a spiattellarlo con un bel raccontato. Qui sono i persaggi stessi che rivelano le loro mille sfaciettature. Certo, a volte le reazione che mostrano non sono propriamente realistiche, ma per lo meno sono profonde e intensamente indagate.

Un elemento di originalità va ravvisato nell'importanza del litio, che non a caso dà il titolo al romanzo, materiale con cui è fatto il ciondolo dei cacciatori e che si illumina di blu per i vampiri, di rosso per i licantropi. Un'idea che non avevo mai incontrato prima e che mi è piaciuta.
Più che alla trama in sè, in questo primo volume viene dato un ampio spazio alla presentazione dei protagonisti e delle loro storie, senza conoscere le quali sarebbe difficile comprendere il loro modo di pensare e di agire, e questo lo considero sinceramente un pregio: personalmente detesto quei libri in cui tutto avviene in un batter d'occhio, in cui l'amore eterno e perfetto nasce nel giro di poche ore, in cui l'intera vicenda si sviluppa e si conclude in tempi impossibili nella realtà. In Lithium invece, è il caso di dire che le autrici sono andare con calma, e senza fretta hanno tessuto una trama in grado di coinvolgere e appassionare pagina dopo pagina, lasciando con il fiato sospeso in attesa del prossimo volume che, spero, non tarderà molto a vedere la luce, perché sono assolutamente curiosa di scoprire come tutto si risolverà!


Chiara Bianca D’Oria, nata il 07 dicembre del 1991 a Cento (FE), e Marika Cavaletto, nata il 07 giugno del 1991 a Bentivoglio (BO).

Chiara e Marika si conoscono alle scuole elementari e da allora hanno frequentato, un po’ per scelta e un po’ per destino, le stesse scuole (medie e liceo linguistico) fino al giorno d’oggi: entrambe laureande in Lingue e Culture per l’Editoria a Verona.

Vivono entrambe a Crevalcore in provincia di Bologna.

Cresciute con l’amore per la lettura e per i viaggi, hanno passato un anno di studio a Edimburgo e diversi mesi in Germania. La loro solida amicizia si salda ulteriormente quando in terza superiore decidono di iniziare a scrivere un libro a quattro mani. La scrittura, passione di Chiara sin dalle elementari, è una nuova esperienza per Marika, la quale si lancia volentieri nella nuova sfida. Dovuta a continui cambiamenti e a periodi in cui scrivere non era la priorità, la scrittura del romanzo si protrae per sei anni, finché a luglio del 2013, le due autrici non lo terminano e decidono di pubblicarlo online come e-book, su una piattaforma self-publishing.
 







martedì 17 settembre 2013

Parliamo un po' di ebook...

Lo so, è storia vecchia, ormai ne hanno scritto, parlato e commentato a iosa, ma vorrei comunque dire la mia, se non altro per approfittare di una delle rare sere che, credo, non dovrò passare china sui libri a studiare per la tanto famigerata "maturità".
Sto parlando del conflitto tra pro-ebook e accaniti sostenitori del cartaceo. Fino a qualche mese fa, schifavo gli ebook come si può provare ribrezzo per un ragno o altre bestie mostruose e inutili. Ero scandalizzata dal fatto che tanti lettori, anche seri, ne fossero così entusiasti, e mi chiedevo dove saremmo andati a finire: temevo, come molti altri, che uno schermo elettronico avrebbe alla lunga finito con il soppiantare la sensazione della carta tra le dita, il profumo di inchiostro, la vista di una bella libreria personale allestita nel corso di anni e innumerevoli visite alla libreria di fiducia. 



Come molto spesso accade, però, la mia stessa esperienza mi ha dimsotrato quanto in realtà non si possa giudicare qualcosa senza prima averne avuto una conoscenza diretta ed approfondita. Per il mio diciottesimo compleanno, i miei genitori mi hanno regalato un bel Kindle, da utilizzare specialmente come ebook-reader. Lo ammetto, anche io ci stavo pensando da un po' di tempo, per questioni legate principalmente ai costi del cartaceo più che per reale convinzione. Fatto sta che la mia personale esperienza con i libri elettronici è iniziata e continua ancora adesso. E, devo dire, non è affatto così negativa come avevo pensato.

Sia chiaro, un libro cartaceo e le sensazioni che ti dà sono insostituibili, e non scambierei mai la mia libreria "materiale" per tutti gli ebook del mondo, perché entrare nella stanza e vedere tutti gli scaffali pieni di volumi... è un'emozione che di certo l'accensione di un apparecchio digitale non uguaglia nemmeno alla lontana. Tuttavia, non posso negare di aver notato numerosi aspetti positivi per quanto riguarda gli ebook: 
  • prima di tutto, anche se appare superficiale e frivolo ricordarlo, in genere costano meno: si va da 0, 89 centesimi a cifre oltre i 10 euro, ma se pensiamo che di norma i bestsellers si aggirano tra i 12 - 20 euro, non ci vuole un genio in matematica per comprendere quanti più libri si possano acquistare con la stessa disponibilità in termini economici. Per i lettori appassionati, questo è sicuramente un gran vantaggio.
  • sono veloci da scaricare: un semplice clic dal computer o un tocco sullo schermo e si ha il file direttamente sul proprio dispositivo, senza prendersi il disturbo di uscire per recarsi in libreria. Per chi è super-impegnato, è un risparmio di tempo notevole.
  • dato che alcuni libri vengono pubblicati soltanto in formato elettronico, appare evidente come avere un ebook reader sia l'unico modo per scoprire non dico nuovi talenti, ma magari scrittori e scrittrici che potrebbero rispondere ai nostri gusti. 
  • proprio perché costano poco, ci si può anche permettere di cancellarli senza rimorsi, o di risparmiare parecchio su un libro su cui abbiamo dei dubbi. Ci sono state volte in cui sono stata felicissima di aver fatto un acquisto libresco in formato digitale, perchè poi il romanzo si è rivelato un tale disastro che spendere più di un paio di euro per una cosa simile sarebbe stato uno spreco pazzesco.
  • usando il lettore ebook si consuma energia, è vero, ed è sempre meglio non stare troppo attaccati ad apparecchi elettrici - per quanto possa contare, circondati come siamo dalla tecnologia - ma quantomeno, si risparmia un po' di carta e di inchiostro..

Purtroppo è anche vero che il formato ebook è anche più facilmente piratabile e spesso i diritti d'autore vengono violati senza alcun rimorso, senza alcun rispetto per il lavoro e l'impegno che gli scrittori hanno riversato nelle loro opere. Questo, ahimé, dimostra come i libri per molti siano solo meri prodotti commerciali, degni solo di essere spacciati su blog pirati per la contentezza delle tasche di chi senza problemi di alcun tipo se ne approfitta.

Dopo circa otto mesi di esperienza, quindi, mi ritrovo costretta a riconoscere di essere stata nel torto, anche perché, ebook o non ebook, personalmente io - e spero anche tanti altri lettori - non ho affatto smesso di comprare in cartaceo. Anzi, uno dei prossimi acquisti sarà proprio una nuova libreria, perché davvero ormai non so più dove mettere i volumu che ancora continuo a portare a casa. 
Alla luce di questo, quindi, mi sento di dire che gli ebook non sono affatto la morte del cartaceo, fino a prova contraria, o almeno non lo saranno fino a quando ci ricorderemo qual è il vero valore di un libro e, soprattutto, non ci ridurremo a leggere solo ed eslcusivamente su uno schermo, o a digitalizzare anche i più grandi capolavori della letteratura di tutti i tempi. Forse allora, se tutto venisse ridotto a qualche byte, dovremmo davvero preoccuparci, ma quel tempo è ancora lontano... o no?

mercoledì 11 settembre 2013

Nutella nutellae 2.0

Ultimo giorno prima dell'inizio della scuola e ultima recensione estiva, sperando che non passi troppo tempo prima che riesca a trovare il tempo per dire la mia sul prossimo libro! Ho voluto salutare l'estate con un libricino particolare, scoperto per caso in libreria: Nutella nutellae 2.0 di Riccardo Cassini.


TITOLO: Nutella nutellae 2.0
AUTORE: Riccardo Cassini
CASA EDITRICE: Minimum fax
PRIMA EDIZIONE CARTACEA: maggio 2013
PRIMA EDIZIONE DIGITALE: giungo 2013
PREZZO CARTACEO: euro 5,02
PREZZO EBOOK: euro 2,99

"Nutella omnia divisa est in partes tres..." Con questo incipit dal gusto classico, "Nutella nutellae" iniziava nel 1993 la cavalcata verso il milione e mezzo di copie vendute. Oggi la raccolta di racconti poliglotti ritorna in libreria nella versione 2.0, aggiornata e ampliata. Prefazione di Rosario Fiorello, postfazione di Giorgio Panariello. 

Sicuramente questo libretto mi ha aiutato a prendere atto della fine dell'estate e delle vacanze con un sorriso sulle labbra. Altre recensioni che ho letto l'hanno massacrato, definendolo "basso" e affermando che l'autore, Riccardo Cassini, "ha toccato il fondo", ma personalmente io non condivido questo parere: non vedo proprio che male ci sia a divertirsi un po' con dei racconti in cui protagonista indiscussa sia la Nutella. Ci sono libri con molte più pretese che sono scritti davvero male, e la cosa peggiore è che gli autori sono convinti che siano dei capolavori. Riccardo Cassini vuole semplicemente far ridere un po' i lettori, con lingue maccheroniche che vanno dal latino, allo spagnolo al francese, che ovviamente nulla hanno a che fare con le vere lingue straniere, ma proprio questo espediente fa ridere ancora di più.
Le parti in latino sono state le più esilaranti, tanto che all'inizio avevo perfino le lacrime agli occhi. Dal momento che frequento un Liceo, poi, è stato ancora più semplice cogliere l'ironia dei costrutti o, come nel caso dell'incipit "Nutella omnia divisa es in partes tres", il riecheggiare di un certo "De bello Gallico" di tale Giulio Cesare, il quale cominciava la sua descrizione della terra dei Galli con un "Gallia omnia divisa est in partes tres...". 


Tutti gli episodi sono incentrati sulla Nutella, ed è proprio verso questa che tendono gli sforzi di tutti: dei bambini che si disperano perché la mamma non concede loro la tanto desiderata cioccolata e che devono ingegnarsi per metterle le mani addosso senza essere beccati, dei " 3 Mousquetaires" e del cardinal Rocher-Lieu, fino a don Quijote,  che si troverà a lottare contro el Mulino Bianco con tanto di scontro con Antonio Banderas e collaborazione della celebre Rosita ( la gallina della pubblicità, per intendersi).
 Ironia a non finire, che non risparmia nemmeno Adamo ed Eva e la Nutella proibita.
L'ho letto con piacere, soprattutto all'inizio, nella parte finale a dire la verità si nota una certa forzatura, specialmente nell'ultimo racconto in "inglese". Viene insomma un po' a mancare la spontaneità del primo racconto latinizzante, in cui sembrava davvero di leggere in latino. Però è comunque simpatico e divertente e si legge in fretta, ottimo dunque per quei golosi che la Nutella se la sognano anche di notte! 

Un piccolo assaggio - e lasciatemi dire che qui l'espressione ci sta proprio ^.^ - dal capitolo intitolato DE NUMEROSIBUS MODIS PER NUTELLAM MANDUCARE ATQUE STRAFOCARE IN OMNIBUS OCCASIONIBUS.

" Sbafatio Nutellae ( indovinat un po'? 9 omnia divisa est in partes tres ( qui l'habeat mai dettum, eh? ) :
Unum: Sbafatio Normalis ( ufficialis in prima colatione cum supervisione mammarum).
Duum: Sbafatio Peccaminosa atque Clandestina ( sfructandum absentiam mammarum quae uscitae sunt ad spesam faciendam).
Treum: Sbafatio Hitchcockiana, ad altissimum rischium sputtanandi ess ( ovvero quando Nutella sbafanda est clandestiniter mamma praesens in alterum locum in casa, et habet suos cazzos faciendos, sed ab uno momento ad alterum retornare potest in cucina). "

E adesso, non avete voglia di pane e cioccolate? :)



lunedì 9 settembre 2013

Intrigante e oscuro. Ecco a voi "Immortal" di Alma Katsu

Come molto spesso mi succede, ho preso questo libro davvero per caso. A voi non è mai capitato di entrare in una libreria - o, come nel mio caso, di essere storditi dal numero di titoli disponibili in un evento come il Salone del Libro di Torino, e di essere talmente indecisi su cosa comprare che alla fine arraffate, quasi ad occhi chiusi, il primo volume che vi viene in mano? Beh, pressapoco è successo così con Immortal. La trama l'ho letta di sfuggita ma mi ha intrigata abbastanza per convincermi, della Longanesi non avevo ancora mai comprato alcun libro ed ero curiosa di vedere e toccare con mano la qualità delle sue pubblicazioni. Immortal è stato una rivelazione. Un romanzo complesso, affascinante e dai tratti cupi.


TITOLO: Immortal
TITOLO ORIGINALE:  Immortal
AUTORE: Alma Katsu
PAGINE: 442
CASA EDITRICE:  Longanesi
COLLANA: La Gaja scienza
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2012
PREZZO: euro 9,90

TRAMA

"È un inverno che non dà scampo quello che avvolge nel gelo e nella neve il piccolo paese di St. Andrew, nel Maine, a pochi chilometri dal confine canadese. È notte e la foresta ghiacciata pare sussurrare nell'oscurità. Luke, giovane medico di turno al pronto soccorso, si ritrova davanti una ragazza dall'apparente età di diciannove anni e dalla bellezza eterea e struggente. È atterrita e chiusa nel silenzio, ma i suoi occhi sembrano gridare. Ha appena ucciso un uomo, abbandonandone il cadavere nel bosco. Si chiama Lanny e, con voce appena udibile, sostiene di aver ucciso quell'uomo perché era stato lui a chiederglielo. Prega Luke di aiutarla a scappare. Quando il dottore rifiuta, Lanny afferra un bisturi e si squarcia il petto nudo. Quello che succede dopo cambierà le loro vite per sempre. Luke, sconvolto, accetta di aiutarla a scappare oltre confine. E durante la fuga, lei gli rivela il proprio passato. Lanny è immortale e ha più di duecento anni. Il suo è il racconto di una donna travolta da un amore torbido, appassionato e mai ricambiato abbastanza. È il racconto di un uomo ossessionato dalla bellezza e dal bisogno oscuro di possederla, un uomo che trasforma la passione fisica in uno strumento di dominio. È il racconto del terribile prezzo da pagare in cambio della vita eterna."

RECENSIONE

Una vera e propria sorpresa. Sebbene non avessi particolari aspettative, qualsiasi speranza è stata ampiamente superata mano a mano che la lettura proseguiva. Già dalle prime pagine, ho capito che Immortal era diverso da qualsiasi libro avessi mai letto, soprattutto, non ha niente a che fare con le storie d'amore vampiresco o licantropesco, niente ragazzine ingenue che attirano l'attenzione del bello e dannato di turno, niente scontri epici tra Bene e Male, ma nemmeno tutto rose e fiori.
Questo romanzo è, appunto, la storia di un amore tormentato, delle angosce, delle paure, delle speranze che nonostante tutto sopravvivono, della paura che si prova di fronte alla prospettiva di avere davanti a sè una vita eterna, ma di non poterla vivere con l'uomo che si ama.

Siamo agli inizi del XIX secolo. Lanore è soltanto una ragazza di un piccolo paesino sperduto nel Maine, St. Andrew. Il suo amore per Jonathan, il figlio del fondatore del villaggio, un ragazzino dalla bellezza quasi ultraterrena e per lei, in un primo momento, irraggiungibile come una stella, inizia fin dall'infanzia. Lanny cresce portando questo immenso affetto dentro di sè, stando accanto a Jonathan come sua più cara amica. Ma proseguendo verso l'età adulta, questa loro vicinanza non può più durare. Jonathan è costretto a farsi carico delle sue responabilità e Lanny viene mandata via da St. Andrew. Persa per i vicoli di Boston, il suo incontro con alcuni personaggi elegantemente vestiti sarà l'inizio della sua rovina. Dal momento in cui viene portata nella villa di Adair, colui che le viene presentato come un giovane conte europeo, la sua vità così come l'ha sempre conosciuta cambierà per sempre. Adair le dona l'immortalità, facendola entrare nel mondo più nascosto di ogni città, quello fatto di ricevimenti, di feste, di giornate che iniziano al tramonto e finiscono al sorgere del sole. Nella casa ci sono altri come lei: Donatello, Alejandro, Tilde e Uzra, una meravigliosa odalisca. Tutti immortali, tutti sottomessi al volere di Adair, diventeranno le persone con cui Lanny condividerà le sue giornate e, soprattutto le sue notti.
Adair la inizia ai piaceri della carne e le offre la possibilità di una vita lussuosa e privilegiata. Tuttavia, Lanny imparerà ben presto a guardarsi da quel giovane affascinante e dissoluto. Sotto le spoglie di quell'uomo dagli occhi grigioverdi, la nostra protagonista comincierà ad intravvedere qualcosa e a intuire una verità oscura e terribile. Perché forse Adair non è chi dice di essere. E quando questa verità comincia a minacciare Jonathan, trascinato suo malgrado nello stesso vortice di Lanny, solo lei potrà fare qualcosa per impedire che Adair le porti via l'amore della sua vita. 
Immortal coinvolge fin da subito. Il ritrovamento da parte della polizia di una ragazza che vaga per strada, coperta di sangue e che afferma di aver appena ucciso un uomo, cattura fin da subito l'attenzione. Nemmeno Luke, il medico del pronto soccorso che viene incaricato di assisterla, resiste alla visione di quella ragazza che appare poco più che adolescente. Mentre Luke decide di aiutarla a scappare, Lanny racconta, in prima persona, la sua storia, ripercorrendola dalla sua infanzia, svelando così i suoi pensieri, i ricordi di una vita che è ben lungi dall'essere al suo tramonto, la sua passione per l'incantevole ma incostante Jonathan, le delusioni e le amarezze che solo un amore non abbastanza forte può provocare.
Ai tratti romantici si affiancano quelli più oscuri, a volte oserei dire perfino scabrosi: come per esempio quando la dodicenne Lanny avvicina per la prima volta Jonathan e lui porta la sua mano tra le proprie gambe, per poi chiederle, di fronte alla sua sorpresa e al suo imbarazzo,  "Non era questo che volevi?". 
Il racconto che la protagonista fa degli anni passati nella casa di Adair è privo ormai di ogni illusione e di ogni rammarico: è crudo e brutale, così come lo è il passato del conte, come lui stesso le ha confessato. E' il racconto di un uomo ossessionato dalle bellezze in tutte le sue forme, dall'idea del possesso e del dominio, di qualcuno che non perdona chi lo tradisce o non si arrende a lui. E' la storia di una sottomissione più o meno volontaria in una gabbia dorata, in cui nonostante sia eterna, la vita di ogni abitante è appesa un filo, che solo Adair può recidere e che sembra non avere alcuna paura di farlo.
Duro e inquietante, Immortal è allo stesso tempo travolgente e appassionante: è la confessione di un'anima disperata per un amore che nonostante l'eternità non potrà mai essere corrisposto e che troverà, alla fine di tutto, il solo coronamento possibile.

Amore e violenza si intrecciano in modo quasi indissolubile, ma le scene intime sono soltanto accennate e sono lontane mille miglia da una visione erotica come va tanto di moda adesso: esse sono parte integrante del passato di Lanny, senza le quali diventa difficile comprendere le sue azioni, il suo desiderio di fuga, le sue scelte.
Lo stile rispecchia questo aspetto: benché spesso serva a descrivere scene piuttosto crude, non scade mai di registro, rimanendo sempre asciutto e lineare, con periodi ben struttari, rivelando il distacco con cui la protagonista si sforza, a volte senza successo, di parlare di sè.
I personaggi sono vari, dall'aspetto angelico e il cuore di demone. Perfino la protagonista sa di avere un'anima in qualche modo corrotta, se Adair l'ha scelta per sè, e questa, anche se non è una novità, non è comunque la regola per le eroine di romanzi fantastici, in cui realtà e alchimia si affiancano. Jonathan poi è di certo la figura meglio riuscita di tutto il romanzo, anche se lo si capisce solo nelle ultime pagine: perché malgrado tutto, ha saputo trovare un modo per espiare per una vita eterna che gli è stata imposta, trovando il modo di redimersi, a differenza di Lanny.
Alma Katsu è stata in grado di elaborare una trama a tinte fosche ma che è fondamentalmente la storia di un travagliato amore senza fine, riservando al lettore colpi di scena e inaspettate rivelazioni, trasciandolo pagina dopo pagina in un vortice delle più disparate emozioni, da un amore infantile alla dissolutezza che solo il buio può nascondere, all'infinta speranza che un giorno qualcosa possa cambiare.
Immortal ha tutti gli elementi di un romanzo più che ottimo: becnhé voluminoso, non stanca mai e l'interesse che ogni pagina sa suscitare, spinge inevitabilmente il lettore alla fine di tutto, quando ogni cosa finirà. O forse, è proprio alla fine che si apre un nuovo inizio. D'altronde, fine e inizio non sono forse le due facce di una stessa medaglia? 
Una lettura che mi sono davvero goduta e che mi ha lasciata molto soddisfatta, era da diversi libri che non trovavo qualcosa di così intrigante. Avete presente quando un libro vi chiama e non potete fare a meno di leggerlo, e anche quando siete fuori casa, pensate già a quando potrete distendervi sul divano o su un'amaca e andare avanti con la lettura, perchè avete una voglia matta di sapere come tutto si risolverà? Ecco,  Immortal fa parte di quella categoria, nonostante la materia non proprio felice.
Per cui correte in libreria e compratelo, capita di rado di trovare libri così, scritti bene e con una trama così originale e convincente!






giovedì 5 settembre 2013

Shadowhunters al cinema



E' uscito il 28 agosto al cinema. Stiamo parlando niente meno che di Shadowhunters. Città di Ossa di Cassandra Clare, film tratto dall'omonimo libro urban fantasy che mi dicono essere un bestseller.
Eppure consentitemi di dire che non ho visto nemmeno un trailer, non un minimo di pubblicità, volantini, locandine e, cosa ancora più strana, nella mia provincia questo film viene proiettato in un'unica sala di un unico cinema multiplex. Se so che il film è in fase di proiezione cinematografica è solo perché io personalmente ho fatto delle ricerche in tal senso, e perché a Vienna ho visto le pubblicità dei cinema.

 Una scena tratta dal film... i nostri eroi stanno per vedersela con un po' di vampiri famelici

Devo dire che la cosa mi ha sorpreso molto, anche perché in effetti su Sky continuano a fare gli speciali con scene del film e interviste a Cassandra Clare. Allora mi sorge spontanea una domanda: ma è la mia provincia che è un po' "sfigatella" e rifiuta di proiettare questo film che gli appassionati della saga aspettavano da tempo, oppure il film è un tale disastro che semplicemente i cinema non vogliono rischiare un flopp?

Dopotutto, dando una sbirciatina sul sito MYMovies, si puù ben vedere che gli incassi, sia in Italia che negli Usa, in questi primi giorni sono stati davvero da flop colossale, tanto che non raggiungevano nemmeno il livello "buono". 
Per dare un'idea:

Incassi Shadowhunters - Città di ossa
Primo Weekend Italia: € 723.000
Primo Weekend Usa: $ 9.300.000
Incasso Totale* Usa: $ 22.654.000
Ultima rilevazione:
Box Office di domenica 1 settembre 2013

Incassi che vengono evidenziati da un colore decisamente troppo rosso per poter definire questo film un successo.
Ma qual è, allora, la ragione di un tale inaspettato insuccesso? Purtroppo, proprio perché non ho avuto - per lo meno non ancora - la possibilità di vedere il film, malgrado abbia contato quanti giorni mancavano alla sua uscite nelle sale, posso solo avanzare delle ipotesi.
Sarà stato il perido sfavorevole? Molti ancora in vacanza e pertanto decisi a stare all'aria aperta finché durano le belle giornate? Poca o nulla pubblicità? Oppure semplicemente in Italia la saga di Shadowhunters ha meno fans di quello che si pensava?


Non sarà che per caso, come molte altre volte, purtroppo, è successo, il film non ha niente a che vedere con il libro, tanto da arrivare a rovinare completamente la storia? 
Il primo caso simile che mi viene in mente, è quello di Eragon. Il film che ne hanno fatto non è male, ma se si prende libro e film e li si confronta... ci si può chiedere perché diavolo abbiano fatto un sacco di tagli e, soprattutto, chi sia stato il genio che ha fatto venir meno qualsiasi possibilità per un seguito eliminando tutte quelle parti che creavano un collegamento con Eldest. Risultato? Un film che vive della fama del libro e che probabilmente sperava di avere successo in virtù del suo solo titolo. 
E purtroppo così succede per molti film, che sperano di raggiungere un record di incassi solo in quanto tratti da bestsellers di fama più o meno mondiale. Tranne qualche rara eccezione, il più delle volte sono delle pallide ombre indegne delle storie su cui si basano.

Pensare che qualcosa di simile possa essere successo anche con Shadowhunters, una saga che davvero merita di essere letta, convolgente, appassionante e sempre ricca di inaspettate sorprese, è agghiacciante e spero davvero che qualcuno smentisca al più presto questo mio subdolo sospetto. 
Personalmente, trama a parte, non condivido la scelta degli attori, soprattutto quella di Jamie Campbell Bower nel ruolo di Jace, un personaggio chiave della serie, ma questo può rientrare tranquillamente in gusti personali. 

 Jamie Campbell Bower nel ruolo di Jace, Shadowhunters, ossia cacciatore di demoni 

Il trailer mi aveva anche lasciato sperare bene, ma l'alone di silenzio che mi sembra stia avvolgendo questo film mi inquieta un po'... speriamo di riuscire a smentire tutti i peggiori sospetti, a questo punto.



 Ambientato nella New York di oggi, Shadowhunters - Città di ossa ha come protagonista Clary Fray (Lily Collins), un'adolescente in apparenza come tante altre, che scopre di essere la discendente di una stirpe di Shadowhunters, una cellula segreta di semi-angeli guerrieri, impegnati in un'antica battaglia tesa a proteggere il nostro mondo dai demoni. Dopo la scomparsa della madre, Clary si unisce a un gruppo di Shadowhunters, che le fanno conoscere una diversa e pericolosa New York, infestata da demoni, stregoni, vampiri, licantropi e altre terribili creature.

lunedì 2 settembre 2013

Cominciamo subito con una recensione: Shades of Life di Glinda Izabel

Quest'oggi vorrei proporvi la recensione di un romanzo che, nonostante sia uscito relativamente da poco, ha già fatto parlare molto di sè. Sono sicura che, se siete lettori di professione, avete già visto da qualche parte la copertina di Shades of Life, di Glinda Izabel, vincitore del concorso I-Fantasy Fazi. Una lettura che consiglio fin da subito, un nuovo paranormal romance che attira fin da subito l'attenzione anche per la sua intrigante copertina!

TITOLO: Shades of Life
AUTORE: Glinda Izabel
CASA EDITRICE: Fazi Editore
ANNO DI PUBBLICAZIONE: Prima edizione digitale maggio 2013
PREZZO EBOOK: euro 1,99
GENERE:  Paranormal romance young adult

TRAMA
"Juniper Lee potrebbe concedersi ogni lusso. Potrebbe viaggiare senza preoccuparsi di avere una destinazione, abbandonarsi a ogni sorta di eccesso senza temere ripercussioni. Ma non c'è nessun bene materiale che possa distrarla dalla solitudine che la divora, perché Juniper è un spettro intrappolato in una dimensione dai contorni indefiniti. Il suo cuore non batte realmente e tutto in lei è solo l'eco di una vita lontana. Quando alla sua porta si presenta Logan, attraente ragazzo dallo sguardo scintillante, Juniper deve affrontare la verità sul proprio passato e tenere a bada il suo cuore che sembra non poter fare a meno di battere per quel misterioso ragazzo che è piombato sul suo cammino e non sembra volerla lasciare andare."

RECENSIONE
Eccoci dunque alla parte cruciale di ogni recensione: quella in cui il recensore si decide a dire a chiare lettere che cosa ne pensa della sua lettura del libro in questione. Premetto che, pur conoscendolo di fama, non sono una frequentatrice abituale dell'Atelier dei Libri, il blog letterario gestito da questa scrittrice esordiente, pertanto il mio giudizio non è affatto influenzato nè da buoni - o cattivi - commenti letti su questo sito o su altri, nè dalla simpatia che si può provare nei confronti di chi condivide le nostre stesse passioni.
Come sempre, per fortuna o forse purtroppo, anche in questo caso ho voluto pensare esclusivamente con la mia testa, comprando questo libro non perché molti altri l'hanno letto, ma perché affascinata dalla copertina e, ovviamente, dalla trama.
Caso eccezzionale, anche se avendo a che fare con la Fazi, forse non è poi così sorprendente, per una volta la prima impressione che ho avuto di questo libro non è stata poi tradita dalla realtà dei fatti. Se qualcuno ha letto altre mie recensioni, saprà di sicuro che molto spesso ho trovato libri "tanto belli fuori quanto marci dentro" ma, fortunamente, questo non è il caso.
Senza tergiversare troppo, passo subito al dunque. Limitarsi ad un commento come "mi è piaciuto" sarebbe banale e non renderebbe minimamente l'idea del libro.
 La storia si apre con Juniper Lee, una ragazza "pressapoco diciottenne", tra gli scaffali di una libreria di Savannah, il Reader's Delight. Fin da subito si capisce che in lei c'è qualcosa di speciale: veste come una damigella ed è alle prese con una fastidiosa voce interiore, a cui ha dato il nome di Adelaide. Trascorre il suo tempo a leggere o, come ci racconta lei stessa, a visitare cimiteri alla ricerca della sua tomba. Perchè lei, Juniper Lee, non è altro che un fantasma, alla ricerca di una vita terrena che non ricorda più. La malinconia e la solitudine delle sue giornate vengono però interrotte dall'arrivo di Logan Greenwood, un bellissimo ragazzo dagli occhi oceanici e i capelli neri, che sembra essere l'unico in gradi di vederla. Per Juniper non c'è scampo: fin dal pirmo istante in cui i due si sfiorano, capisce di essere perduta. Una forza sovrannaturale e inspiegabile sembra attraversarle le vene anche solo standogli vicino.
Sono quei pochi momenti a sancire l'inzio di una storia dalle rivelazioni a volte un po' prevedibili, altre volte impossibili da stabilire. Juniper e Logan decidono di fare una passeggiata insieme, e sarà il principio del giorno più importante della loro (non)vita.
Caro lettore, se sei interessato a sapere di più sulla trama, beh, che dire, prendi il libro! Più di così non si può dire, non voglio certo rovinare le sorprese a nessuno :)
L'unico particolare di cui potrei lamentarmi un po' è la fretta con cui accade tutto: un solo giorno, o meglio, un giorno e una notte, ma al di là di determinazioni puramente temporali, anche il rapporto tra i due protagonisti si evolve in modo molto rapido, anche se non per questo meno avvincente e piacevole. Si intuisce che probabilmente quello che ciascuno dei due prova quando appena sfiora l'altro ha una spiegazione, che ovviamente viene rivelata solo alla fine, ed è proprio la curiosità per questo fenomento che contribuisce a spingere avanti la lettura, pagina dopo pagina, fino al punto conclusivo, quando ogni cosa viene illuminata dalla luce della comprensione della verità. Alcune domande accompagnano il lettore: perché Logan ha alcuni ricordi della sua vita e Juniper no? Perché Juniper ha delle visioni sul passato di Logan, e chi è la ragazza che è sempre con lui? Insomma, curiosità in grande quantità e un finale che davvero non lascia delusi e, oserei dire, non è nemmeno così scontato. Sappiamo tutti che, bene o male, in un romanzo del genere ci sono quasi sempre dei risvolti di un certo tipo, usati talmente tante volte da essere ormai comuni, ma malgrado questo, in Shades of Life c'è molta più originalità che in molti dei libri, esclusi i grandi classici, che ho letto recentemente. E, accanto alla originalità, c'è anche un grande romanticismo e un sentimento profondo.
Sembra quasi di sentire sulla propria pelle le emozioni che Juniper descrive, quelle che la rendono prigioniera di un'anima che ha appena incontrato e non le lasciano scampo, nel bene e nel male. SOno tangibili, non c'è altro modo di dirlo. La sua gioia, il suo dolore, la speranza e tutto il resto vengono resi con molto spessore e grande intensità, come se l'autrice stessa si sia decisa ad aprire il suo cuore.
Lo stile è molto elaborato, ricco, niente a che vedere con quelle frasi talvolta anche sgrammaticate e prive di senso logico che si possono riscontrare, haimè, in molti esordienti e non solo - certo, loro non hanno avuto la fortuna di vedere il proprio libro pubblicato dalla Fazi.
Proprio sulla scrittura, ad onor del vero, mi sento in dovere di fare un piccolo appunto. C'è stile ed eleganza, non si può negare, ma a volte gli stessi concetti vengono ripetuti, pur con parole diverse, troppe volte, finendo con il dare una sensazione di ridondanza e di ripetitività. Una vena di poesia pervade molte parti e forse era per non perdere improvvise ispirazioni che Glinda Izabel ha deciso di dare libero sfogo alla sua poetica. Tuttavia, limitare un po' di numero le parti in cui si parla della forza che attrae Juniper a Logan, o limitarsi a dire un paio di volte che Logan Greenwood è bello da mozzare il fiato, insomma, sarebbe stato sufficiente, senza riproporlo di continuo.
Però, a parte questi piccoli difetti di cui nessun libro è privo, è stata davvero una lettura piacevole e sorprendente, appassionante e intrigante nonché diversa dal solito - non so voi, ma io non leggo tutti i giorni storie di fantasmi che si innamorano - e pertanto la consiglio, agli amanti del genere ma anche a chi semplicemente cerca un momento d'evasione tra le pagine, o meglio, in questo caso, con il naso incollato al lettore ebook.







 

domenica 1 settembre 2013

Inauguriamo questo nuovo blog!

Dopo un po' di tentennamenti, finalmente ho deciso! E' arrivato per me il momento di cambiare un po' le cose e di rinnovarle, pertanto ho deciso di cambiare piattaforma web, cambiare stile e aprire questo nuovo blog. Prima di tutto, credo, dovrei presentarmi. Perché allora non concedersi il lusso di una auto-intervista?

Chi sono?
Mi chiamo Chiara De Martin, in data odierna 1 settembre 2013 ho la giovane età di 18 anni e una passione smisurata per i libri e la scrittura.

Domanda scontata ma ugualmente importante: quali sono i tuoi passatemi preferiti?
Oltre a leggere, scrivo: a novembre 2012, per conto di Piazza Editore, è uscito il mio primo libro, "Il Sigillo di Aniox -Ritorno alle origini", cui farà seguito, spero a inizio ottobre, il secondo volume di questa mia prima trilogia! Se mi ritengo una vera scrittrice? Una scribacchina, piuttosto, ma magari in futuro...

Perché questo blog?
"Libri del cuore e cuori di libri" è la mia seconda esperienza in fatto di blog. Da qualche anno tengo uno spazio su un'altra piattaforma, un blog che ho chiamato "Goccia Blu", in cui, fino a oggi, ho pubblicato le recensioni dei libri che leggo.  "Libri del cuore e cuore di libri" avrà la stessa funzione: offrire, a me e altri che vorranno collaborare, la possibilità di esprimere il proprio parere su un autore, un libro o altri argomenti legati all'ambito letterario e, all'occorrenza, anche ad altri. E ovviamente, fare un po' di pubblicità ai miei libri ;)

Ecco l'ennesimo blog sui libri, direte voi.
Forse sì, forse no. Seguitemi e lo scoprirete!

Qualcosa di te al di fuori del web...
Frequento il Liceo Scientifico, anche se ho una passione smodata per i libri. Vivo in Veneto, in una casa circondata su un lato da un piccolo bosco, su uno da un vigneto e sugli altri due dal giardino, dove si trova l'amaca su sui adoro passare i pomeriggi d'estate a leggere. Vivo con la mia famiglia, un cane, tre gatte e un gatto, un pesce e un canarino. Sono un tipo che non ama molto la confusione e le feste: alle bevute che vanno di moda tra "i giovani" preferisco di gran lunga il profumo di un buon libro.

Quali sono le tue prospettive per il futuro?
Cof, cof... prima finiamo il Liceo, poi forse le idee si schiariranno!