venerdì 28 marzo 2014

[Recensione] Il castello di tufo di Giorgio Riva


Lo so, lo so, è da un po' che non mi faccio viva, ma cercate di capire, la quinta liceo è la quinta liceo, è c'è una tesina di maturità da preparare, e tanto da studiare. Purtroppo il tempo per leggere è quello che è, mai abbastanza! Comunque prima di dileguarmi per una settimana quasi intera a Praga, ho trovato il tempo di affondare il naso tra le pagine di un libro, pubblicato dalla mia stessa casa editrice e regalatomi dall'autore in persona. Si tratta di "Il castello di tufo" di Giorgio Riva. Non mi aspetto che qualcuno lo conosca, ma le recensioni non servono anche a questo?

TITOLO:  Il castello di tufo
AUTORE: Giorgio Riva
CASA EDITRICE: Piazza Editore
PAGINE:136
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2009
PREZZO: euro 12,00

SINOSSI

"L'autore desiderava raccontare la storia di una madre con i suoi cinque figli che ha saputo affrontare, senza mai perdere coraggio e volontà, le vicende di una guerra che le correva dietro, una guerra che non è mai riuscita a piegarla.
Quei figli ha saputo proteggerli, guidarli e portarli fuori dall'infanzia e dai pericoli, facendo tutto da sola. Ma è soprattutto la storia di una madre ed un figlio, mentre tutto il resto delle vicende gira attorno a loro. Sono loro i protagonisti di questa avventura che porterà una famiglia italiana dal Corno d'Africa, a Napoli, Nardò, fino a Venezia, in un ritorno tanto agognato quanto pericoloso, fino all'abbraccio finale con il padre rimasto prigioniero dei nemici.
"I protagonisti - confessa l'autore- li ho raccontato perché la prima l'ho amata come si ama una madre e del figlio conservo tutti i ricordi e tutti i segreti".

RECENSIONE

Esattamente cinque secondi fa, mentre ricopiavo il retro di copertina, ho realizzato che quando l'autore mi ha regalato il libro, dicendo che era autobiografico, non intendeva dire che aveva riportato le vicende di personaggi che aveva avuto modo di conoscere personalmente, ma è la sua storia personale quella che ha narrato tra le pagine di "Il castello di tufo". E questo rende ancora più difficile il compito di recensirlo.
Non è facile esprimere un giudizio su un libro in cui il lavoro di fantasia si limita per lo più ai nomi e forse a qualche situazione. Come si fa a dire qualcosa di negativo su una storia che parte nel 1935, anno di nascita di Giorgio Riva, e che attraversa quasi tutto un secolo, passando attraverso un periodo di guerra, di difficoltà, verso una consapevolezza che sopraggiunge prima di quanto dovrebbe?

Anche se non è il genere di libri che leggo di solito, posso dire che sono rimasta impressionata dai fatti narrati, dalle avventure che Giulio, il nome con cui è indicato il protagonista, ha attraversato prima ancora di compiere dodici anni: l'invasione dell'Etiopia, la reclusione di un campo di prigionia inglese, difficoltà che sembrano non finire mai, il ritorno in Italia, la fine del fascismo... A dimostrazione del fatto che la Storia non è qualcosa che rimane confinata nei libri, sterile e inutile... la Storia è stata vissuta, e c'è ancora qualcuno che ce ne può fornire una testimonianza diretta, che ha vissuto sulla sua pelle il volo degli aerei da guerra sopra la sua testa, che ha attraversato il Mediterraneo a bordo di una nave della Croce Rossa Internazionale...

Ma "Il castello di tufo" è anche la storia di una madre, coraggiosa e forte come una roccia, che si ritrova da sola a badare a cinque figli, con il marito lontano, forse prigioniero o forse peggio. Una donna dalla volontà d'acciaio, che nemmeno una guerra riuscirà a fermare e che farà di tutto per portare i suoi figli lontano dalla guerra.
Che dire poi dei persronaggi che fanno da cornice a queste vicende: esotici tanto da farsi passare per invenzioni dell'autore. Giacomo, un "bulumbashi", un soldato africano dell'esercito italiano, e poi Groote Charlie e Ziu Nino... tutte figure che instaureranno un rapporto con il piccolo Giulio, diventando suoi mentori, insegnandogli qualcosa, aiutandolo, a modo loro, a crescere. 

Non ho apprezzato particolarmente lo stile con cui la storia è scritta, perché troppo diverso da quello a cui sono generalmente abituata, ma l'opera è autobiografica, trasmette un'esperienza di vita, non vuole essere un bestseller nè, ovviamente, si ingegna per essere originale, quindi alla fin fine non c'è niente che possa dire, a parte che qualche virgola fuori posto si fa notare.

Lo consiglio, soprattutto a coloro che pensano che la Storia sia "roba" vecchia, che ormai ha perso qualsiasi utilità e che non ha niente a che fare con noi, in modo che possano ricredersi e cambiare opinione... basti solo pensare che la madre dell'autore scriveva a Mussolini, e che il padre è stato prigioniero di guerra in India, e chissà quanto altro è accaduto nelle loro vite, di cui Giorgio Riva non ci ha voluto parlare...

giovedì 13 marzo 2014

In cella. [Estratto da "Il Sigillo di Aniox - Il Destinato"]

Oggi mi sento generosa e voglio regalarvi un breve estratto del mio secondo libro, "Il Sigillo di Aniox- Il Destinato". Protagonista è Jack, siete curiosi di sapere che cosa gli è successo?


 "Jack era solo nell'oscurità della sua cella. Era una stanza minuscola, appena sufficiente ad ospitare un lurido giaciglio, ma per incatenarlo c'era sempre spazio. Da quando lo avevano rinchiuso in quel buco maleodorante, era sempre stato legato al muro con una catena che terminava con l'anello di ferro stretto intorno alla sua caviglia. 
Benché non si muovesse molto, il contatto gli aveva procurato un alone violaceo che gli doleva al solo toccarlo e in quegli ultimi giorni aveva cominciato a sanguinare. Passava il suo tempo seduto si quello che avrebbe dovuto essere un letto, ma che non era altro che un sacco di paglia marcia. I primi tempi l'odore pungente e la scomodità lo avevano costretto a dormire sul nudo pavimento, ma alla fine si era rassegnato. 
Aveva perso la cognizione del tempo già da molto, ormai. Giorno e notte erano diventati un'unica cosa. Secondi, minuti ed ore erano solo parole. 
I pasti che il guardiano gli portava erano immangiabili, l'acqua sempre scarsa. Da un lato era meglio così, perché ciò significava che non lo stavano drogando, dall'altra, però, se non fosse morto per le condizioni e le piccole ferite che quotidianamente gli infliggevano, sarebbe morto per la disidratazione. 
Ogni tanto, qualche topo si intrufolava nella sua cella, ma Jack non li temeva. Non erano altro che roditori. 
Sapeva che il suo fisico aveva risentito molto della prigionia: gli bastava passarsi le mani sul torace per indovinare la posizione di ogni costola, o osservarsi le mani, sporche come non lo erano mai state, per capire che il suo corpo era ricoperto da quel sudiciume; le labbra erano perennemente spaccate e le braccia continuavano ad essere il banco di prova per l'affilatezza dei coltelli del torturatore."

[ estratto dal capitolo 8 de "Il Sigillo di Aniox - Il Destinato]

lunedì 3 marzo 2014

[Recensione] A proposito di classici: Il Processo di Franz Kafka


Giuro che non ho mai trovato tanto difficile recensire un libro come in questo caso. Se il libro è brutto è facile stroncarlo, abbatterlo come un albero. Se è bello, è semplice elogiarlo e tesserne le lodi. Se è così e così, si mescolano insieme un po' di cattiverie e un po' di pregi e il gioco è fatto. Ma cosa pensare di uno che ti lascia senza parole, e di cui davvero non sai cosa dire nè che idea farti?!

 TITOLO: Il Processo
AUTORE: Franz Kafka
CASA EDITRICE: Oscar Mondadori
ANNO DI PUBBLICAZIONE DELL'EDIZIONE:1982
ANNO DI PUBBLICAZIONE DELL'OPERA:1925 ( incompiuto)
PAGINE:260
TRADUZIONE: Ervinio Pocar

SINOSSI:

"Se sono condannato, sono non solo condannato a morire, ma anche condannato a difendermi fino alla fine.":sono parole che Kafka scrisse nei suoi Diari ma che avrebbe potuto mettere sulle labbra di Josef K., il protagonista del Processo.  Procuratore di banca trentenne cui un giorno due strani individui notificano un ancor più strano arresto per una colpa misteriosa, Josef K. respinge dapprima l'accusa di aver violato la legge perché ignora di quale delitto sia stato accusato, ma poi lentamente entra nello stato d'animo del reo, si dibatte alla ricerca affannosa di una via di salvezza, e solo quando si rende conto che ogni tentativo è inutile perché la sua condanna è già stata pronunziata, solo allora si arrende, e quasi affretta la fine dell'incubo lasciandosi sgozzare "come un cane". Variamente e discordemente interpretato dalla critica - di volta in volta in termini esistenzialistici, spiritualistici, psicanalitici, marxistici - la parabola di Josef K. è la trascrizione simbolica di una concezione nichilistica del vivere, in cui il mondo reale perde i suoi significati tradizionali, e dove l'uomo, nell'impossibilità di capire le ragioni della sua esistenza, colpebvole all'atto stesso del nascere, smarrisce ogni certezza per divenire segno di un'imperscrutabile condanna. Il fascino di uno stile grigio e disadorno, la straordiaria capacità di fondere l'astrattezza dei personaggi con la concretezza delle situazioni, di commuovere senza commozione fanno di Kafka il poeta indiscusso dell'inconoscibile, l'artista insuperato dell'angoscia."

RECENSIONE

Difficile difficile difficile... questo "Processo" di Kafka si apre a così tante e discordi interpretazioni che non so proprio da dove iniziare. Di Kafka avevo già letto "La Metamorfosi" e alcuni altri racconti e mi erano piaciuti. Anche questa più recente lettura, a dire la verità, si è rivelata piuttosto piacevole, ma ora che devo farne la recensione, vuoto totale in testa. Anche perché, a dirla tutta, il finale lascia letteralmente "da cani".

Ora, il protagonista, Josef K. o più spesso semplicemente K.,  viene accusato di qualcosa, ma nessuna sa quale sia questa terribile condanna che piomba sulla testa di questo semplice procuratore di banca e ne sconvolge la vita. I funzionari del tribunale, gli impiegati, gli avvocati, le procedure e il tribunale stesso, per non parlare dei giudici e degli uffici giudiziari, sono quanto di più strano ci si possa immaginare, e c'è un continuo riferimento a una grande organizzazione, per cui coloro con cui K. viene in contatto sono sempre e soltanto gli ultimi gradini della gerarchia, che alla fine dei conti non possono intervenire nella sua causa. Ma a ben guardare, anche il personaggio del protagonista è piuttosto strano, formula pensieri a volte assurdi, i suoi ragionamenti sono spesso contradditori, è una figura che può rimanere impressa ma alla quale, almeno per quanto mi riguarda, non ci si può affezionare.
L'impressione inziale mi ha ricordato "La Metamorfosi": stile secco, grigio, ma non del grigiore di chi non sa scrivere, quanto piuttosto di chi ha perfezionato la propria arte fino a riuscire a eliminare ogni sorta di calore e colore. E devo dire che, per quanto mi riguarda, anche se per motivi che non mi sono proprio chiari, lo stile di Kafka mi piace. Nonostante l'apparente mancanza di senso di tutto quanto è raccontato nel Processo, questa lettura non mi è risultata per niente pesante e, pagina dopo pagina, sono arrivata al finale, dove non dico che sia caduto tutto, ma perlomeno le braccia sì. Insomma, non si può concludere così, anche se in effetti l'opera sarebbe incompleta.
Un lettore segue con apprensione tutte le mosse del condannato, spera in una risoluzione o almeno di capirci qualcosa di più, soprattutto perché si scopre poi che questo tribunale, che non è la corte di giustizia ufficiale, segue anche altre cause, che vanno avanti da tempo variabile, e poi...!

Non mi arrischio a dare un'interpretazione, anche perché questa richiederebbe una lettura molto più attenta ed approfondita di quella che io ho potuto fare nei quindici minuti mattutini che avanzo tra la "vestizione" e l'uscita di casa, ma credo che il materiale per delle riflessioni profonde ci sia, e parecchio anche. 
Il consiglio che do è quello di leggere il "Processo" nel caso in cui si sia alla ricerca di qualcosa di strano, anche un po' piatto, ma particolare. In quel caso, andate sul sicuro con Kafka.


 






sabato 1 marzo 2014

[Segnalazione] Angeli Ribelli di Connie Furnari

Buon piovoso sabato pomeriggio a tutti! Voglio dedicare il post di quest'oggi alla segnalazione di un libro, "Angeli Ribelli" di Connie Furnari, già autrice del romanzo "Stryx - Il Marchio della Strega". Buona lettura!


TRAMA 
 
"Inghilterra 1894, epoca vittoriana. Emily è una fragile fanciulla aristocratica di diciotto anni che vive a Southampton, profondamente segnata dall’assassinio della madre avvenuto molti anni prima sul ponte di Tower Bridge, nella capitale inglese.
La ragazza giunge a Londra con il padre, un facoltoso medico, per far visita alla vecchia zia Christine e comunicarle l’imminente matrimonio con Oliver, rampollo di buona famiglia, che li accompagna. Il giorno del loro arrivo, Emily apprende sgomenta che l’assassino della madre è ancora a Londra e continua a uccidere indisturbato ogni donna che osa avventurarsi di notte sul Tower Bridge, in modo inspiegabile e occulto.
Ricercato da Scotland Yard e dal giovane ispettore Albert Thompson, il quale sembra avere un conto in sospeso con lui, l’assassino si rivela: è un ragazzo dalla bellezza angelica, di nome Victor, un essere sovrannaturale dalle fruscianti ali di corvo, capace di dominare le tempeste e di mutare aspetto in animale, per sfuggire agli occhi dei mortali.
L’angelo infernale lega a sé Emily, trascinandola dentro un’incontrollabile spirale di sangue, tentazione e immorali segreti, svegliandola nel corpo e nell’anima, e tramutandola inconsapevolmente in un essere molto più perverso di quanto sia mai stato lui."

STRALCIO DEL LIBRO
 
Il Tower Bridge aspettava ottenebrato dalla nebbia, la luna cresceva nel cielo stipato di nubi. Nulla avrebbe potuto fermare il corso degli eventi, la fine sarebbe giunta silenziosamente, nella notte.
La ragazza lo ignorava. Non sapeva cosa lui in realtà fosse.
Nella camera buia che lo nascondeva, Victor presagiva lo sfogo animale che si sarebbe scatenato; le pupille erano diventate verticali, segno che la fame lo stava divorando e le ali d’ebano fremevano agitate. Avrebbe dovuto uccidere ancora.
L’angelo premette i pugni sulle tempie mentre dal cuore del castello giungeva il rumore che più di ogni altro odiava sentire.
Il silenzioso scorrere delle lacrime.
Si pentì di averla portata laggiù e di non averla ammazzata subito, così da non ascoltare quel lamento straziante.
Cercò di tapparsi le orecchie, ma il pianto giunse amplificato, risalendo attraverso i muri e oltrepassando i mattoni di pietra.
Era un pianto di donna il suo Inferno, l’avrebbe udito finché fosse vissuto, finché avesse ricordato. E in quel dolore, non desiderò altro che un solo attimo di pace.


LA SIMBOLOGIA IN "ANGELI RIBELLI"

La protagonista indiscussa del romanzo è la Londra Vittoriana: città gotica, silenziosa e oscura, perennemente avvolta dalla nebbia.
Londra è concepita come un universo a sè stante, soggetta a regole sovrannaturali che i viaggiatori non riescono a comprendere. La città è spaccata in due: la società medio alto-borghese e i bassifondi, ma entrambe le parti vengono trascinate nel turbine di perversione e ribellione.
La rosa è il fiore che viene più volte citato, come simbolo di giovinezza effimera, delicato e per questo destinato a essere corrotto, a morire precocemente, al culmine della bellezza. I colori predominanti nel romanzo sono il bianco e l’oro (Emily) come simbolo di innocenza, e il rosso e il nero (Victor) simbolo di peccato, perdizione, Inferno.
Emily e Victor rappresentano le due facce dell’io: Yin e Yang, la luce e il buio, il bianco e il nero, la vita e la morte. Sono agli antipodi ma complementari, finché ognuno di loro non diventa l’opposto di ciò che crede di essere, invertendo il proprio significato nel contesto generale della storia.
I nomi racchiudono il succo della caratterizzazione: Emily, come la poetessa Emily Dickinson, la solitudine e l’emotività. Victor invece l’impulsività e la sessualità, seguendo la forma arcaica del suo cognome Wilde, nel senso di selvaggio; un omaggio allo scrittore Oscar Wilde e alla sua opera Il ritratto di Dorian Gray, alla quale il romanzo si ispira. I tratti somatici che distinguono Victor sono quelli dell’attore e modello Ian Somerhalder, quelli di Emily invece sono ispirati all’attrice Gwyneth Paltrow.
Il giovane ispettore Albert Thompson di Scotland Yard e Oliver, il fidanzato di Emily, rappresentano i due diversi modelli di uomo vittoriano, due modi di vivere in una società bigotta e ipocrita: Albert esprime la ribellione, l’insofferenza alle regole, l’individualità e l’indipendenza, il rifiuto di un mondo fittizio in cui predomina l’apparenza. Cosciente del potere nascosto nelle donne tende a non sottovalutarle, trasformando la sua diffidenza in vera e propria misoginia.
Oliver, essendo cresciuto in una famiglia aristocratica, crede che tutto gli sia dovuto e che le donne si dividano in solo due categorie: virtuose e peccatrici. Si sottomette alle regole imposte dalla società e cerca di non porsi domande. Affezionato a Emily, non riesce a vederla come un’amante bensì come una bambola: essendo stata scelta per la sua virtù, viene trattata come un oggetto asessuato da lui, destinata a essere soltanto la tipica moglie bella e silenziosa alto-borghese, da esibire ai ricevimenti.
Uno degli elementi fondamentali e trascendentali del romanzo è la virtù, per la quale si lotta, intesa non solo come perdita della verginità ma come perdita di innocenza, di ingenuità, di purezza e di luce. In Victor esprime la privazione dell’anima e dell’amore, in Emily l’abbandono della vita precedente: due mancanze che vengono temute fino a quando l’uno e l’altra non ne accettano la perdita, per compiere la trasformazione decisiva.
Angeli Ribelli riprende il tema del suicidio de I dolori del giovane Werther di Goethe, ovvero il manifesto dello sturm und drang, un anticipo del romanticismo ottocentesco. Victor, giovane angelo ribelle, è come Werther: colto, educato, ingenuo e onesto ma schiavo delle passioni e delle tentazioni. Scopre un amore che non è terreno ma sovrannaturale, istintivo e totale. Il suicidio è l’estremo atto di ribellione contro Dio e soprattutto contro la società: l’unica soluzione per liberarsi dalla sofferenza, dall’amore che porta più dolore che gioia, l’atto di sublimazione per legarsi alla persona amata.
La tipologia d’angelo a cui appartiene Victor, i Ribelli, è da ricercarsi nel poema Paradiso Perduto di John Milton; il romanzo segue gli assiomi che Milton illustra nella sua opera, ma aggiunge particolari poco adoperati nel paranormal romance, creando una figura angelica inedita.
La storia si delinea prendendo spunto dal romanticismo gotico de La Bella e La Bestia (la fanciulla illibata tentata dalla passione selvaggia, soprattutto nelle scene al castello), dalle atmosfere cupe e cruente di Jack Lo Squartatore (la perversione e i delitti nei bassifondi della Londra vittoriana, l’East End, Whitechapel), e dall’attrazione esplicitamente sessuale di Dracula.
Le vicende sanguinose che si intrecciano, tra il fantastico e il reale, sono il grido d’aiuto delle persone dell’epoca che riescono a ribellarsi alla repressione bigotta, trovando ognuno a modo proprio lo sfogo dei naturali istinti primordiali di odio e d’amore.
Ogni personaggio cerca la realizzazione del proprio essere, con egoismo, fino a giungere alla conclusione che il bene e il male, la Luce e il Buio, possono convivere indistintamente dentro lo stesso animo.


                                                                  L'AUTRICE


Connie Furnari è nata a Catania, nel 1976. Laureata in lettere, appassionata di pittura e disegno, ha partecipato a numerose antologie e ha vinto diversi premi letterari. Nel 2011 è uscito il suo primo romanzo, Stryx Il Marchio della Strega, edito da Edizioni della Sera: un urban fantasy che ha ricevuto recensioni entusiaste e un’accoglienza calorosa da parte degli amanti del genere.
Angeli Ribelli è il suo secondo libro, un paranormal romance gotico con sfumature thriller, ambientato nella Londra vittoriana di fine ‘800: una storia d’amore maledetta, tra Paradiso e Inferno, impregnata di colpi di scena e suggestive atmosfere dark.

Il blog ufficiale dell’autrice è www.conniefurnari.blogspot.it

La sua email: conniefurnari@hotmail.it

Il Booktrailer di “Angeli Ribelli”:  https://www.youtube.com/watch?v=lXcyYr4lxRk
Il cartaceo a 12,90 euro, presso la casa editrice http://www.gdsedizioni.it/