mercoledì 23 aprile 2014

[Recensione film] Pompeii di Paul W. S. Anderson



Sì, è il mio primo articolo. Sì, dopo mesi e mesi che teoricamente collaboro con il blog. Sì, recensisco un film e non un libro. In attesa che Chiara mi uccida, partiamo con “Pompeii”, film del 2014 il cui sottotitolo potrebbe benissimo essere “Infischiamocene della storia, tanto abbiamo gli effetti speciali”.

TITOLO: Pompeii


SCENEGGIATURA: Janet Scott Batchler, Lee Batchler,

 Julian Fellowes, Michael Robert Johnson

GENERE: drammatico, azione, storico, sentimentale

ANNO: 2014

PAESE: USA, Germania




TRAMA
Amore, avventura e un disastro naturale di proporzioni catastrofiche sono gli elementi chiave del film Pompei, di Paul W. S. Anderson, epica ricostruzione di una delle tragedie più sconvolgenti del mondo antico. Ambientato nel 79 d.C., Pompei racconta la storia di Milo (Kit Harington), uno schiavo diventato un invincibile gladiatore che si ritrova a lottare contro il tempo per salvare la donna che ama, Cassia (Emily Browning), la bella figlia di un ricco mercante che è stata però promessa a un corrotto senatore romano. Quando il Vesuvio esplode con un torrente di lava incandescente, Milo deve riuscire ad abbandonare l'arena e salvare la sua amata, mentre quella che un tempo era la splendida città di Pompei gli crolla attorno” (Fonte: Filmup.com)



RECENSIONE (con sclero bonus)

Lo ammetto, non avevo delle altissime aspettative prima di vederlo, decisi di guardarlo principalmente per Kit Harington (per chi non lo sapesse, Jon Snow di “Game of Thrones”) e sinceramente mi aspettavo un po’ la solita americanata. Purtroppo “Pompeii” è andato ben oltre le mie più tetre aspettative.

Cominciamo dalla banalità della trama: lui è uno schiavo, lei è ricca, lui salva lei (anzi per essere precisi il cavallo di lei), si innamorano, lei si deve sposare, lui è destinato a morire, OMMIDDIO il vulcano erutta. Puzza un po’, non trovate? Aggiungiamoci personaggi piatti (lui, lei, il cattivo superipercattivissimo eccecc), recitazione non eccezionale (ma neanche così tremenda), dialoghi totalmente insignificanti, fiumi e fiumi di melassa, condiamo tutto con un bel po’ di effetti speciali (forse l’unica cosa che bene o male si può salvare) ed ecco il classico polpettone cinematografico americano!



Ma il peggio non è ancora arrivato. Se, contando solo i precedenti punti, “Pompeii” non è troppo diverso da altri film del genere, a proposito di impressioni storiche si scende in picchiata nel pozzo del genere “History-trash”. Non sono un’esperta di storia romana però certe cose potevano evitarle, diamine!

Cito solo alcuni esempi, sia per non andare avanti fino a dopodomani sia per evitare di spoilerarvi tutto il film nel caso vogliate guardarvelo. Partiamo dai gladiatori, cioè la cosa che mi è saltata quasi subito all’occhio: come tutti (o quasi) sanno esistevano diverse categorie di gladiatori con armi, tecniche di combattimento e avversari tipici differenti; ecco, in “Pompeii” i gladiatori non sono altro che una massa indistinta di fisicati che si scontrano senza alcun ordine. Sempre rimanendo su questo argomento si può assistere a una fantastica serie di errori logici e incongruenze. Per esempio, andare fino in Britannia a prendere un gladiatore idolo delle masse spendendo per questo fior di quattrini, per poi cercare di ucciderlo al primo duello, pur non essendo un’economista, non mi sembra una grande furbata commerciale. 


Anche il momento di maggior tensione del film, cioè l’eruzione del Vesuvio, viene rovinata dalle cantonate storiche. Non sto a raccontare la scena nel dettaglio, ma avviene tutto in maniera completamente casuale, nonostante l’eruzione sia stata raccontata in maniera dettagliatissima da una caterva di storici antichi e non, con tsunami e crolli piazzati lì con il solo motivo di far sembrare i “buoni” più coraggiosi, caritatevoli eccecc

Inoltre la cultura, la società e mentalità romana è equivocata e distorta, spesso confusa con quella greca (tanto indossano tutti dei lenzuoli) o troppo modernizzata (es. donne eccessivamente libere perché altrimenti non è abbastanza politically correct). 
 https://encrypted-tbn3.gstatic.com



Nei primi 5-10 minuti di film ho un po’ storto il naso, dopo 15 mi sono pentita degli 8.50 euro spesi per il biglietto, dal 20° minuto ho cominciato a sperare che il Vesuvio eruttasse per non continuare ulteriormente la tortura, arrivata alla fine ero in preda ad  una vera e propria furia omicida. Un conto è distorcere un po’ alcune fasi di un evento per motivi narrativi, un altro è sbagliare completamente alcuni aspetti di una cultura. E non sto parlando di dettagli difficilmente verificabili ma di informazioni che chiunque avrebbe potuto trovare su Wikipedia o con un semplice giro in biblioteca. Possibile che con un budget di 80.000.000 $ Anderson non sia riuscito a documentarsi meglio?! 


VOTO: 2 su 5 (per lo più per gli effetti speciali)


Bene, ora torno a fiondarmi nel paesaggio post apocalittico di camera mia e a tuffarmi nel dizionario di greco, sperando di non far passare un altro eone prima del prossimo articolo. 

Con affetto, Ziggy.

 


domenica 6 aprile 2014

[Recensione] Il Signore degli Anelli - La Compagnia dell'Anello di J.R.R.Tolkien

 

Ha senso recensire un libro che ormai tutti conoscono, e di cui si è detto di tutto e di più? Può darsi di no, ma se non posso parlare di quello che voglio nel mio piccolo blog, allora mi imbavaglio e non parlo più per il resto della mia vita! So che avrei dovuto farlo molto tempo fa, ma per un motivo o per l'altro, "Il Signore degli Anelli" è rimasto sul mio scaffale per anni, e il primo tentativo di lettura è fallito. Lo giuro, sono una fan dei film, ma all'inizio il libro era troppo pesante per me all'epoca... per fortuna questa volta non è stato così!


TITOLO: Il Signore degli Anelli
SOTTOTITOLO: La Compagnia dell'Anello ( #1/3)
TITOLO ORIGINALE: The Lord of the Rings - The Fellowship of the Ring
AUTORE: J.R.R.Tolkien
CASA EDITRICE: Bompiani
ANNO DI PUBBLICAZIONE DELL'EDIZIONE:2000
PAGINE: 502

SINOSSI

"In questo primo romanzo della trilogia di Tolkien, il lettore conosce gli Hobbit, minuscoli esseri saggi e longevi. Frodo, venuto in possesso dell'Anello del Potere, è costretto a partire per il paese delle tenebre. Un gruppo di Hobbit lo accompagna e, strada facendo, si associano alla compagnia altri esseri: Elfi, Nani e Uomini, anch'essi legati al destino di Frodo. Le tappe del cammino li conducono attraverso molte esperienze diverse, finché la scomparsa di Gandalf, trascinato negli abissi da un'orrenda creatura, li lascia senza guida. Così si scioglie la Compagnia dell'Anello e i suoi membri si disperdono, minacciati da forze tenebrose, mentre la meta sembra disperatamente allontanarsi."

RECENSIONE

Non linciatemi ma... ci credereste che un pochino all'inizio mi ha lasciata delusa?  Il ritmo è davvero molto lento, il tono è quello di una fiaba piuttosto che di un romanzo fantasy, perfino quando si comincia a parlare di nazgul e della missione di Frodo non sembra poi così terribile. Purtroppo io ho avuto la sfortuna - si fa per dire - di crescere con i film di Peter Jackson e soltanto dopo anni mi sono accostata ai libri, credendo di trovare gesta epiche ed eroiche. E queste in effetti non mancano, ma il modo in cui sono narrate è molto secco, nessuno viene esaltato, sta al lettore riconoscere se un'impresa vale la pena di essere commemorata o no.
Mi ha lasciata un po' scontenta trovare il libro così diverso dal film. A grandi linee, la storia è quella e il "succo" è rimasto inalterato, ma credo che Jackson abbia calcato un po' la mano in alcuni punti per attirare di più il consenso del pubblico, facendo dei tagli anche consistenti sulla trama del libro.
Nel film non c'è traccia di Tom Bombadil, e i nazgul sono molto più terribili di come appaiono nel libro. E' vero che Tolkien attraverso i suoi personaggi ribadisce più volte la pericolosità di queste creature, ma sarà stata la mancanza della colonna sonora da brivido che invece c'è nella trasposizione cinematografica, i servi di Sauron non mi hanno fatto chissà quale impressione. Un'altra grande differenza la si trova proprio all'inizio della storia: dalla partenza di Bilbo, passano anni prima che Frodo decida di lasciare la Contea, mentre nel film questo accade la sera stessa del compleanno di Bilbo Baggins.
Ma devo dire che alla fine si è rifatto e l'ho letto davvero con molto piacere, storcendo il naso qua e là dove le differenze con il film erano più evidenti.Se già ero appassionata alla trilogia dei film, adesso amo ancora di più Frodo e i suoi compagni,. e ho scoperto di avere un debole per Sam Gangee: ha qual qualcosa di particolare che fa sì che non lo si possa odiare, è fedele fino alla fine e, dietro la sua ingenuità, alla fine dimostra di essere molto più perspicace degli altri. Invece Legolas e Glimli, e in parte anche Aragorn,  li ho trovati molto diversi dai personaggi del film e non è stato facile conciliare l'immagine che ormai di loro mi ero fatta con quella che mi sono costruita leggendo il testo.
Legolas è molto meno agguerrito, è più una creatura al di fuori del mondo che un guerriero, e lo stesso per Gimli, nonostante abbiano sempre le armi pronte per l'uso.



E poi, ho ammirato moltissimo l'abilità che Tolkien ha avuto nel creare la Terra di Mezzo, un vero e proprio "mondo secondario", perfettamente coerente al suo interno, con una geografia perfettamente organizzata anche se dubito che arriverò mai ad impararla - detesto la geografia, tra parentesi - e una storia lunga millenni, che emerge a tratti attraverso le parole dei personaggi.
E' stato comunque emozionante tuffarmi tra queste pagine, non mi aspettavo esattamente quello che ho letto ma mi è piaciuto, e mi sono subito fiondata sul secondo, con la voglia irrealizzabile di guardare ancora una volta i film - irrealizzabile perché devo studiare, studiare, studiare, siamo già ad aprile!!!! - per cui credo che mi prenderò qualche giorno di vacanza dopo gli esami (!) per fare un viaggetto nella Terra di Mezzo. Per adesso, viaggio a sistemare il caos cosmico che regna nella mia stanza. Alla prossima!