martedì 3 marzo 2015

[Recensione] Shadowhunters - Città delle Anime Perdute di Cassandra Clare



Buon pomeriggio readers!

Scusate il ritardo con cui pubblico questa recensione… avrei dovuto pubblicarla ieri mattina ma in realtà l’ho scritta solo ieri sera, perché ho passato praticamente l’intero weekend a dormire e leggere il seguito di questo libro. Ormai avrete visto la copertina già diverse volte sul blog, grazie ai vari WWW Wednesday. Il libro di cui vi parlo oggi è Shadowhunters – Città delle Anime Perdute della inimitabile Cassandra Clare.






TITOLO: Shadowhunters – Città delle Anime Perdute
TITOLO ORIGINALE: The Mortal Instruments – City of Lost Souls
AUTRICE: Cassandra Clare
PAGINE: 546
CASA EDITRICE: Mondadori
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2012









 Lilith, madre di tutti i demoni, è stata distrutta. Ma quando gli Shadowhunters arrivano a liberare Jace, che lei teneva prigioniero, trovano soltanto sangue e vetri fracassati. E non è scomparso solo il ragazzo che Clary ama, ma anche quello che odia, suo fratello Sebastian, il figlio di Valentine. Un figlio determinato a riuscire dove il padre ha fallito e pronto a tutto per annientare gli Shadowhunters. La potente magia del Conclave non riesce a localizzare né l'uno né l'altro, ma Jace non può stare lontano da Clary. Quando si ritrovano, però, Clary scopre che il ragazzo non è più la persona di cui si era innamorata: in punto di morte Lilith lo ha legato per sempre a Sebastian, rendendolo un fedele servitore del male. Purtroppo non è possibile uccidere uno senza distruggere anche l'altro. A chi spetterà il compito di preservare il futuro degli Shadowhunters, mentre Clary sprofonda in un'oscura furia che mira a scongiurare a ogni costo la morte di Jace? Amore. Peccato. Salvezza. Morte. Quale prezzo è troppo alto per l'amore? Di chi ci si può fidare, quando peccato e salvezza coincidono? Ma soprattutto: si possono reclamare le anime perdute? 


Ormai l’avrete capito: adoro questa saga, semplicemente. Ho aspettato un po’ per avvicinarmi a questo libro, principalmente perché volevo tre cose:
·         - Avere abbastanza tempo per leggermelo in santissima pace per ore e ore;
·        -- Avere già il sesto volume pronto per la lettura, in modo da leggerlo subito dopo;
·         - Avere abbastanza tempo per leggere tutto d’un fiato anche Città del Fuoco Celeste.

Detto in altre parole, se avessi dovuto aspettare che queste condizioni si verificassero, avrei finito questa saga dopo la laurea. Non ho resistito, quindi mi sono imbarcata in questa nuova avventura Shadowhunters approfittando del weekend libero dopo l’ultimo esame e del periodo più “leggero” di inizio delle lezioni.

Il mio rapporto con questo quinto libro della serie The Mortal Instruments è stato un po’ di amore e di odio. Amore perché la Clare è sempre la Clare, e Jace è sempre Jace. Odio perché… poteva lasciarmi in pace almeno di notte! E invece no, fino a che non l’ho finito il mio sonno è stato interrotto da continui e snervanti risvegli, provocati da una vocina nella mia testa che mi sussurrava – senza premurarsi prima di controllare che ore della notte fossero – “leggi leggi leggi, scopri cosa succede nel prossimo capitolo tra Sebastian, Clary, Jace e gli altri”.
Tralasciando le mie notti travagliate, che sono sicura non interessino a nessuno, passo a cercare di mettere insieme qualche pensiero coerente.

La lettura mi ha appassionata tantissimo, come avrete già capito, però non si è guadagnata un punteggio a cinque stelle, perché un po’ dello spirito critico che sono riuscita malgrado tutto a conservare mi ha fatto notare alcuni piccoli dettagli che hanno abbassato, anche se di poco, il mio giudizio: tutto quello che si racconta in ben sei libri della saga si svolge, come viene più volte specificato, nell’arco di pochi mesi, sei –sette circa. Parliamoci chiaro: anche se siamo in un urban fantasy, anche se siamo in un romanzo, credo sia praticamente impossibile che una vita verosimile possa essere così ricca di eventi in un lasso di tempo così ristretto. I personaggi non fanno in tempo a riprendersi dalla minaccia di Valentine che subito ne arriva un’altra, Sebastian, ancora peggiore. E malgrado questo, nessuno esce fuori di testa, a nessuno viene un crollo di nervi. I nostri Shadowhunters e gli altri personaggi sono stanchi, certo, ma pensandoci razionalmente la reazione più tipica, di fronte a una continua e costante minaccia, anzi a più minacce ravvicinate, è quella di un bel crollo nervoso. Ma forse, dopotutto, i nostri eroi sono Shadowhunters, non semplici mortali. Seconda cosa, ho notato che i dialoghi tra Clary e Jace ( che, ripeto, resta sempre Jace) tendono ad essere un po’ sempre gli stessi, non solo in questo libro, ma anche confrontandoli con i libri precedenti, con tutte le distinzioni necessarie, lo “standard” è un po’ sempre lo stesso.
Altro aspetto che non ho apprezzato molto, è stato questo continuo tirare in ballo l’argomento “omossessualità”. Per carità, ci può stare ogni tanto, dopotutto i libri servono anche per far avvicinare il lettore al “diverso”, alla “novità”, per abbattere molti pregiudizi… Ma la mia impressione è che la Clare, e qui qualcuno mi potrebbe anche smentire, ha approfittato della storia tra Alec e Magnus  ( anche lui inimitabile come sempre) e tra altri personaggi per convincere in un certo modo il lettore di quanto sia buono e giusto stare con chi amiamo, indipendentemente da genere, età, razza e via di questo passo.
Ripeto, nel caso non fosse chiaro, che con questo non voglio dire che sono contro l’omosessualità, che sono “omofoba”, retrograda o bigotta, ma semplicemente che non mi piace e non ritengo giusto nei confronti del lettore che chi scrive si serva di questo tipo di storie, o meglio ancora, di alcuni aspetti, per convincere il lettore di sue posizioni personali, soprattutto quanto si tratta di un argomento di questo tipo.
E ripeto ancora una volta: la storia tra Magnus e Alec mi piace, trovo che Magnus sia un personaggio che nel corso della saga si è fatto amare sempre di più, e ora che sto leggendo il sesto capitolo vi posso dire che provo per Alec una simpatia che non avevo mai provato prima. Ma ho percepito la loro storia come un po’ troppo “strumentalizzata” per i miei gusti.

Ora, senza svelare troppo della trama, questa è dedicata per la gran parte a tre personaggi: Clary, Jace, e Sebastian-Jonathan, il fratello di Clary, uno Shadowhunter che nelle sue vene ha sangue di demone. Come suo padre, anche Sebastian ha grandi progetti per sé e per il mondo… e in questi progetti è intenzionato a coinvolgere anche Jace, cresciuto dallo stesso Valentine, e la sorella. Per salvare Jace, legato a Sebastian da Lilith, la madre dei demoni, Clary dovrà fare delle scelte difficili. Al tempo stesso Alec, Isabelle, Simon, Magnus e gli altri si impegneranno per trovare un’arma in grado di spezzare il legame tra Jace e Sebastian, un legame la cui natura è tale per cui i due sono praticamente una cosa sola: non è possibile ferire uno senza ferire anche l’altro, e quindi, nemmeno uccidere Sebastian.
È stato emozionante ritrovare personaggi che avevo amato fin dal primo istante: un po’ come tornare in un luogo noto dopo molto tempo.
Lo stile è sempre quello della Clare: è uno stile che trascina, coinvolge fino a non riuscire a staccare gli occhi dalle pagine. Pagine in cui si ritrovano tutti quegli elementi senza i quali questa saga non sarebbe più “questa saga”: amore, tradimenti, legami, azione… ecco, altra cosa che ho notato, i personaggi in generale sono molto più spigliati su certi argomenti, come se la Clare avesse abbattuto ogni ritegno e lasciato scorrere liberamente la sua penna. Che abbia risentito anche lei, in modo quasi impercettibile, della moda “50 shades of Grey?






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