lunedì 8 giugno 2015

[Recensione] "Testimone un cane ed altri racconti" di Bonifacio Vincenzi

Buongiorno lettori! Cosa state leggendo al momento? Io ho da poco finito Testimone un cane e altri racconti, di Bonifacio Vincenzi, che mi è stato gentilmente invato dall'autore, che ringrazio molto. Come potete immaginare, oggi sono qui proprio con la recensione di questa raccolta di racconti. Come ho già detto più volte, non sono molto versata in questo genere, anche perchè a dirla tutta oggi non  si trova molto in libreria, a meno che uno non sappia esattamente dove cercare.
Voglio passare subito alla recensione. Ho un po' di cose da dire, e sarò lieta se vorrete lasciare un commento a fine lettura, soprattutto se ne sapete più di me di racconti!


 
 
 
 
 
 
TITOLO: Testimone un cane e altri racconti
AUTORE: Bonifacio Vincenzi
CASA EDITRICE:Panesi Edizioni
PAGINE: 73
DATA DI PUBBLICAZIONE: 10 febbraio 2015
 
 
 
 
 
 
 
 
Dopo il successo dei primi due e-book Shakira – Uno sguardo dal cuore e L’apprendista Babbo Natale, Vincenzi affronta il mondo dei sentimenti e delle loro mille sfaccettature.

Temi importanti quelli trattati in questi racconti: “L’amore, amore malato ma anche amore vissuto intensamente, anche con paura, anche con dolore, ma capace di dischiudere un’esistenza completamente nuova. Poi c’è l’affascinante tema del doppio e poi – racconta Vincenzi – paure, tradimenti, stranezze che invadono vite inquiete e solitarie”.

Sul romanzo breve Testimone un cane che dà il titolo all’opera ci svela: “Nel 2014 nel nostro paese c’è stata una donna uccisa ogni tre giorni. A commettere queste efferatezze non è mai un assassino seriale, ma il fidanzato, il marito, il convivente della vittima. Ed è proprio l’amore malato la causa della scomparsa di Angela. Almeno così pensano gli inquirenti e sono anche convinti che la donna sia stata uccisa. Non ci sono però testimoni né prove certe per risolvere il caso. Quello che gli inquirenti ignorano, però, è che la vittima e l’assassino non erano soli. C’era un testimone con loro, un testimone che ha visto tutto: il cane di Angela. Un testimone completamente inutile all’accusa. Nessun tribunale ne avrebbe mai tenuto conto. Nessun tribunale, ma non l’assassino!” 
 
 
Dunque, da dove iniziare? Ho cominato questa breve raccolta di racconti cercando di sgombrare la mente, in modo da concentrarmi solo sulla lettura. Non sapevo cosa aspettarmi, visto che l'opera mi è stata inviata dall'autore e prima non ne avevo mai sentito parlare. Il titolo è sicuramente curioso, ed è stato il primo elemento a catturare la curiosità.
L'inizio però, lo ammetto, è stato un po' così. Ora, ripeto, non ho letto molti racconti, ma un'idea generale di come di solito sono fatti i racconti direi che ce l'ho piuttosto chiara, e quelli  di Bonifacio Vincenzi escono sicuramente dagli schemi, per lo meno escono dai pattern tradizionali (non sono molto aggiornata sui racconti contemporanei).
Il primo racconto parte da un'idea interessante e particolare, ma a parere mio si dilunga troppo in pensieri contorti e confusionari - parte del racconto, certo, ma pur sempre un trauma per il lettore. E purtroppo questo si ritrova anche nelle altre storie che aprono la raccolta. Cerco di spiegarmi meglio: non esiste una trama in queste storie, sono per lo più insieme di riflessioni, cricche mentali e talvolta pseudoaforismi. Nel complesso, comunque, il primo mi è piaciuto. Il secondo direi abbastanza di meno: l'ho trovato troppo caotico, con troppi salti e stacchi temporali e non solo, con, ancora una volta, le riflessioni dei personaggi a farla da padroni.
 
Insomma, all'inizio ho pensato di trovarmi nuovamente di fronte (sì, nuovamente, perchè mi è già successo) ad un autore per il quale scrivere racconti equivaleva a batter un po' di tasti sulla tasiera cercando le combinazioni più pseudopoetiche e profonde, e a mischiare un po' di cricche mentali dei protagonisti vari.
E' una visione decisamente tragica, che per fortuna è stata smentita dal resto della lettura.
Va bene, non ci sono trame, ci sono molti pensieri, l'attenzione è rivolta più all'interno che all'esterno dei personaggi, non è il genere di racconti che leggerei se dovessi scegliere, ma a onor del vero non posso negare che comunque l'autore abbia dimostrato abilità con la penna. Il libro è complessivamente scritto bene, e anzi ha uno stile che posso definire elaborato - in alcuni punti un po' troppo, sembra quasi forzato e non spontaneo - e si legge volentieri.
 
Trovo difficile parlare dei racconti, in verità, ma cercherò di farvi capire con poche parole di che cosa esattamente si tratta. Possiamo dire che Bonifacio Vincenzi parte da eventi particolari nella vita dei protagonisti - rivelazioni, incontri, ...- e su questi costruisce le sue storie e i suoi personaggi. Personaggi in fuga da se stessi, dal mondo, da qualcosa da cui vogliono allontanarsi. Personaggi contradditori, intellettuali, celati non solo al lettore ma anche a loro stessi. 
 
Uff, credo che questa sia la recensione più difficile che mi sia capitata da un pezzo a questa parte... giuro che non so più cosa dirvi, nè come! Se dovessi parlarvi del contentuto perderei una settimana a scrivere visto che i racconti sono diversi, quindi non mi sembra un'idea opinabile.
Cerco di avviarmi alla conclusione, quindi.
Non è il tipo di lettura che fa per me, forse non è nemmeno il tipo di lettura che potrei comprendere e gustare appieno, ma è stata una lettura veloce e che ho apprezzato molto di più nella seconda parte, quando ho cominciato ad abituarmi allo stile dell'autore e a capire qual era il suo modo di impostare il narrato. Alla fine non posso negare che alcuni racconti mi siano anche piaciuti, però per parte mia ho un'idea abbastanza diversa del concetto di "racconto".  Voi che idea ne avete? Leggete racconti di solito, o preferite i romanzi?
A prescindere, ringrazio ancora l'autore per avermi dato la possibilità di leggere il suo libro.

Alla prossima!

 

2 commenti:

  1. Non ho una grande passione per i racconti, ma questa copertina cagnolosa fa il fatto suo!

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    1. Peccato che però il cane protagonista del primo racconto, che dà il titolo alla raccolta, sia un labrador bianco... potevano almeno mettere lui in foto!

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