giovedì 26 novembre 2015

[Recensione] "Fahryon - Il Suono Sacro di Arjiam" di Daniela Lojarro

Vi ho segnalato questo libro qualche giorno fa, avete potuto leggere l'intervista realizzata all'autrice, ora senza indugiare ulteriormente vi lascio la mia recensione. Buona lettura!






TITOLO: Fahryon - Il Suono Sacro di Arjiam  
AUTORE: Daniela Loyarro  
CASA EDITRICE: Editrice GDS  
GENERE: Fantasy classico  
PAGINE: 290
PREZZO: ebook euro 2,99
DATA DI PUBBLICAZIONE: Luglio 2015

Nel regno di Arjiam, Fahryon, neofita dell'Ordine sapienziale dell'Uroburo, e Uszrany, cavaliere dell'Ordine militare del Grifo, si trovano coinvolti nello scontro tra gli adepti dell'Armonia e della Malia, due forme di magia che si contendono il dominio sulla vibrazione del Suono Sacro.
Le difficoltà con cui saranno messi a confronto durante la lotta per il possesso di un magico cristallo e del trono del regno, permetteranno ai due giovani di crescere e di diventare consapevoli del loro ruolo e delle loro responsabilità in questa guerra per il potere sul mondo e sugli uomini.





Per un motivo o per l’altro – lezioni universitarie, assenza di wifi, studio, pigrizia e chi più ne ha più ne metta – è passato un secolo prima che mi rimboccassi le maniche e mi mettessi a scrivere questa recensione. E se non avessi una mente formidabile (…) potrei quasi temere di essermi già dimenticata il contenuto del  libro…Ma niente paura, ho conservato tutto accuratamente nella mia capoccia, e ora eccomi qui a condividere con voi il impressioni su questo fantasy nostrano.

Prima di tutto voglio ringraziare l’autrice, Daniela Loyarro, per avermi mandato il file: apprezzo sempre molto quando un autore decidere di correre il rischio – perché sì, con le mie recensioni si rischia davvero, cerco sempre di salvare il salvabile ma se il libro mi irrita lo distruggo letteralmente – di inviarmi la propria opera per avere un mio parere, e anzi vorrei avere più tempo da dedicare al blog e a questo tipo di attività.
Quindi grazie Daniela, tanto più che il libro mi è davvero piaciuto!

Di “Fahryion – Il Suono Sacro di Arjiam” avevo già sentito parlare parecchio tempo fa, su un altro blog letterario che ne aveva fatto la recensione, e ricordo che mi era rimasta impressa la definizione che la blogger aveva dato, cioè di “fantasy musicale”.
Direi che questa etichetta è azzeccatissima. Soprattutto la prima parte del libro è molto incentrata sul concetto di Suono Sacro e di Armonia, e la musica, nella sua accezione più sublime e nobile, perfino metafisica, gioca un ruolo basilare per tutto il romanzo.
L’autrice è stata in grado di immaginare un mondo, anzi, un intero universo che ha avuto origine dal Suono Sacro, e in cui i “sacerdoti” di questo mondo non venerano propriamente un dio, ma ricercano l’equilibrio della propria Armonia e il contatto con il Suono Sacro.
Ambientazione originale, forse non proprio originalissima, ma quantomeno si discosta dagli stereotipati paesaggi fantasy. Più che di fantasy, si potrebbe quasi parlare di una storia ambientata in un mondo diverso dal nostro, basato su altri principi e su altre leggi naturali, in cui le vicende dei personaggi, se viste nell’ottica delle regole di tale universo, non risultano “fantastiche” nel nostro modo di intendere il termine.

Etichette e definizioni a parte – si sa che ogni etichetta è solo approssimativa e serve ai lettori per fare un po’ d’ordine nella propria mente – voglio passare al libro vero e proprio.
Il fatto che non abbia preso appunti durante la lettura è già un indice di quanto mi sia piaciuto: tendo a segnare tutte le cose che non vanno quando un libro non mi piace, ma quando accade il contrario metto da parte la penna e mi gusto la lettura! E ovviamente, scrivere la recensione risulta ancora più difficile -.-
Per scrupolo di lettrice, mi sento comunque di segnalare alcuni aspetti che ho notato e che non mi sono piaciuti al 100%, ma sono proprio sciocchezze.
La prima riguarda la cosiddetta “sindrome dei Sonohra”: una definizione che andava di moda qualche anno fa e che onestamente è da un po’ che non sento citare da un bel po’ di tempo, ma che si adatta perfettamente al caso dei nomi dei personaggi di questo libro. Con “sindrome dei Sonohra” si indicava la tendenza a usare e combinare lettere un po’ a casaccio, mettendo h, w, z, y, e altre combinazioni di consonanti e vocali dove la lingua italiana mai le avrebbe messe, giusto per creare nomi “fantasy” – alla faccia del lettore che poi impiega due mesi per leggere un nome, e non riuscirà mai a ricordarlo. Ecco, questo è quello che all’inizio ho pensato di nomi come Fahryon, Uzrani, Mazdraan e altri, ma è stato solo il primo impatto. L’autrice ha saputo essere coerente per tutto il libro: nomi strani sì, ma solo nomi strani, e non un misto di lingue diverse e nomi inventati, cosa che aggiunge verosimiglianza e credibilità alla storia.
Altra cosa, l’inizio e la fine sono stati un po’ frettolosi, forse avrebbero avuto bisogno di essere racconti in modo un po’ più lento e dettagliato. Le prime battute della storia sono un po’ precipitose, ma andando avanti con la lettura la storia acquista un ritmo scorrevole e regolare, senza parti particolarmente lente o veloci.
La trama è ricca di intrighi e di intrecci – e vogliamo parlare del colpo di scena del tutto inaspettato che l’autrice piazza ad un certo punto? Ovviamente no, io non ve ne parlo proprio, scopritelo voi se siete curiosi! - che spingono il lettore a continuare la lettura pagina dopo pagina in una spirale di eventi e svolte impreviste.
Credo che una delle prove più evidenti di quanto abbia gradito il libro sia il fatto che lo leggevo la mattina, mentre preparavo la colazione e poi mentre la mangiavo, e anche che abbia preso a mangiare durante i pasti quando sono da sola, cosa che finora non ho praticamente mai fatto!
Ma era più forte di me, non potevo resistere e dovevo assolutamente leggere ancora e ancora per scoprire come sarebbe andata a finire. Quindi, per quanto riguarda l’obiettivo di catturare il lettore, direi che è stato raggiunto con successo!

I personaggi sono ben caratterizzati e, sebbene non si possa parlare di personaggi mai visti prima, non si può dire che siano dei puri stereotipi. Certo, hanno caratteristiche che un lettore navigato avrà sicuramente incontrato in altri libri e in altri autori, ma se la cosa non disturba, allora di che ci si deve lamentare?
Anche il “cattivo” di turno non rientra nel tipico schema “sono il kattivo che vuole conquistare il mondo” – anche se sì, in effetti lo vuole conquistare – ma è uno stratega e un manipolatore, a cui capita pure di beccarsi rivelazioni che nemmeno lui, nonostante i suoi giochetti da “controllo tutto” poteva prevedere.
Non manca una storia romantica, importante ai fini della storia ma non soverchiante: questo romanzo non è un romanzo d’amore, ma un romanzo (fantasy) con una componente romantica a mio parere ben riuscita! E anzi, non vedo l’ora di poter leggere il seguito per conoscere gli sviluppi!

Tiriamo quindi le somme… so di non aver detto granché alla fine, e probabilmente questa recensione non sarà esaustiva per molti lettori, non darà l’idea di cosa troverebbero se decidessero di leggere questo libro, ma trovo davvero difficile in questo caso mettere nero su bianco il coinvolgimento e la partecipazione che ho sentito durante la lettura, e non vorrei dilungarmi troppo. In soldoni: trama costruita in modo originale, con personaggi di un certo spessore, cui è facile affezionarsi e sentirsi vicini. Intreccio coinvolgente e non banale, nulla è scontato e più volte mi sono trovata con il fiato sospeso leggendo certi passaggi, o ho avuto dubbi sulla reale posizione di questo o quel personaggio. Scrittura fluida e corretta, è stata davvero una bella lettura, come non mi capitava da un po’ di tempo!




lunedì 23 novembre 2015

[Recensione] "Non chiedere perché" di Franco Di Mare

Eeeeeee sì, sono finalmente riuscita a scrivere questa recensione! Ho aspettato per un paio di settimane per una serie di motivi. Ho aspettato per un paio di mesi per una serie di motivi, primo e principale per il fatto che non ho ancora internet nell'appartamento dove sto! Com'è possibile una cosa come questa nel 2015, in zona centrale per di più??
Se leggete questa recensione, quindi, è perché ho trascorso il weekend a casa e ho potuto programmarla. Questo per ribadire ancora una volta che se non sono molto attiva non è certo perché mi sono dimenticata!

Dunque, dicevamo, Non chiedere perché di Franco Di Mare.




TITOLO: Non chiedere perché
AUTORE: Franco Di Mare
CASA EDITRICE: Bur Rizzoli
PAGINE: 296
PREZZO: euro 11,00
ANNO DI PUBBLICAZIONE: prima edizione 2011

Sarajevo, estate del 1992. Il giornalista Marco De Luca ha accettato di lavorare come inviato di guerra per la televisione italiana nel mezzo del conflitto balcanico. Durante un servizio sul bombardamento di un orfanotrofio, il suo destino incrocia quello di una bambina sopravvissuta: è l’unica bruna, in mezzo a tutte quelle teste bionde. E proprio quella bimba bruna lo spinge a inseguire, con un pizzico di follia, quello che a tutti appare un sogno irragionevole: istintivamente, Marco capisce che farà di tutto per poterla adottare. Una storia ispirata a vicende realmente accadute, uno straordinario atto d’amore che si spinge oltre la minaccia delle bombe e la complessità della burocrazia.



Quanti di voi hanno visto la fiction che è andata in onda sulla Rai qualche tempo fa, quella intitolata L'angelo di Sarajevo con Giuseppe Fiorello? Io rimasi subito incuriosita dal promo, e così, complice anche il fatto che in quel periodo ero a casa a studiare per gli esami, l'ho guardato quando l'hanno dato in televisione.
La miniserie (due puntate, se non sbaglio) mi era piaciuta, e l'avevo trovata tanto più intensa in quanto è tratta da una storia vera. Insomma, ne ero rimasta colpita positivamente, e quando ho scoperto che era stata tratta da un libro, mi sono messa alla ricerca de, suddetto. O meglio, ho lasciato che lo facesse mia madre, salvo poi "prendere in prestito" il volume approfittando della settimana prima dell'inizio delle lezioni.

Conoscendo già la storia, non posso dire di essere rimasta commossa dalla lettura. In realtà non è stato molto emozionante... purtroppo questo è l'aspetto negativo di leggere un libro di cui si ha visto prima il film. Può piacere, ma sicuramente una parte del gusto viene tolta perché si conosce già almeno il filo principale della trama.

Non chiedere perché è essenzialmente un romanzo per ragazzi, abbastanza breve e molto scorrevole. L'ideale, direi, per avvicinare i giovani e meno giovani lettori a un argomento che in questo periodo, non so perché, sto ritrovando piuttosto spesso, ovvero quello dell'assedio di Sarajevo durante la guerra tra serbi e croati della fine del Novecento.
A Sarajevo il protagonista della storia,  Marco De Luca, una sorta di alterego dell'autore, inviato come giornalista per documentare la guerra scoppiata in questi territori, un giorno viene a sapere di una granata caduta su un orfanotrofio della città, e decide di realizzare un servizio su questo argomento.
Tra i tanti bambini, c'è Malina. Una bambina di nemmeno un anno, l'unica scura in un mare di teste bionde. Forse è orfana o forse no, la madre l'ha lasciata in ospedale subito dopo il parto. Quando Marco la prende in braccio per farla inquadrare dalla telecamera, quando Malina gli circonda il collo con il suo piccolo braccio, la vita di Marco cambia per sempre.

Perché nonostante lui sia da poco separato, nonostante viva da solo e sia un inviato di guerra, decide di voler portare via Malina a tutti i costi dall'inferno di Sarajevo.
Inizia così la storia di Malina, tra difficoltà e ostacoli burocratici, fino ad un inevitabile e reale lieto fine.

Rispetto alla serie - avendola vista mi è difficile non fare dei paragoni - il libro si concentra molto di più sui personaggi che sul contesto. Alcuni hanno un ruolo diverso nella fiction, e questo un po' mi ha disorientata, nel libro mi aspettavo che accadessero delle cose che poi invece non ho trovato. La guerra di Sarajevo fa da sfondo agli sforzi di Marco di salvare Malina: si parla di sniper (cecchini), di granate, di quanto sia pericoloso anche soltanto affacciarsi alla finestra con il rischio di prendersi una pallottola in fronte. Tuttavia non si scade mai nella crudezza poco adatta a un pubblico relativamente giovane. E' vero, i toni a volte sono forti, ma non così forti.

"C'era chi perdeva la vita per l'esplosione di una granata mentre era in fila per riempire un paio di taniche d'acqua a una fontana pubblica; e c'era chi invece moriva perché proprio quel giorno il vicino generoso gli aveva regalato un po' della sua acqua, e mentre lui lo benediceva per avergli risparmiato i pericoli della fila, seduto nella sua poltrona preferita, un proiettile lo colpiva dritto in fronte.
C'era chi moriva mentre andava al lavoro; e c'era chi invece al lavoro quel giorno non ci era andato, per andare ai funerali di un conoscente, e il cecchino lo aveva spedito a fargli compagnia nella stessa fossa. Morivano le maestre colpite mentre entravano in classe; e morivano i loro alunni, uccisi mentre facevano i compiti a casa. Morivano i medici insieme agli ammalati, perché un carro armato spazzava via con un solo colpo un'intera corsia d'ospedale."

Nel complesso, quindi, ho trovato questo libro una buona lettura iniziale per chi vuole approcciarsi a questo tema particolare, ma che si farà apprezzare anche per la storia di affetto e sana testardaggine che la pervade.
Non è stata una lettura particolarmente emozionante, mi aspettavo a dire il vero qualcosa di più intenso e commovente, ma non è male, e credo che sia adatto ai ragazzi delle medie e anche del liceo. Sarebbe un buon modo per far loro aprire uno spiraglio su una guerra che ha avuto luogo pochi anni fa, vicino a noi, che ora passa quasi sotto silenzio. Per far capire che la guerra non è un gioco, e non si scatena soltanto in paesi lontani, remoti, non colpisce soltanto soldati e gente sconosciuta.



sabato 21 novembre 2015

Intervista! Parla Daniela Lojarro

Ciao Daniela, benvenuta su Libri del cuore!


Per chi ancora non ti conoscesse: che cosa ci dici di te?
Sono una donna appassionata. Ho avuto il dono della voce che ho potuto sviluppare grazie all’appoggio dei miei genitori e di mio marito che mi hanno sostenuto nelle mie scelte di carriera e repertorio. Non è stato facile e scogli ne ho trovati sulla mia strada da superare e di tutte le dimensioni: ho lavorato sodo per raggiungere gli obiettivi che desideravo. La tensione che si creava in teatro e sentire che riuscivo a catturare gli appassionati, a coinvolgerli ha sempre ripagato le ore di studio e anche tutte le cattiverie e malignità che negli ambienti di lavoro competitivi si devono ingoiare. L’affetto con cui i fans ancora oggi mi scrivono e mi contattano su Facebook testimonia che certi legami restano indissolubili nel tempo e nonostante la lontananza. Dal palcoscenico e dalla vita “raminga” da artista in questi ultimi anni sono passata alla musico-terapia o meglio, all’Audio-fonologia: altra strada, altro modo di “usare” il mio talento ma ha significato anche un nuovo periodo di studio nel quale mi sono buttata a capofitto e con passione. Ora, sono i progressi dei bambini nello sviluppo della lingua e della comunicazione oppure delle persone anziane che tornano a provar gioia nella conversazione e nel comunicare a ripagarmi di questa trasformazione. Ovviamente coltivo sempre la passione per la musica, adoro leggere, viaggiare, cucinare (tra un capitolo e l’altro o tra una seduta di terapia e l’altra sforno torte, pizze, lasagne …).

Forse è una domanda scontata, ma questo non significa che non sia importante: che cosa ti ha spinto ad avvicinarti alla scrittura?
Da bambina scrivevo storie che poi mettevo in scena con le mie amiche. Poi, dopo le prove o le recite, mi divertivo a buttar giù le impressioni elaborate durante la giornata o lo spettacolo: al momento di fare la valigia, però, finiva tutto nel cestino. Il desiderio di scrivere si è incuneato fra l’attività artistica e quella di terapista. Non sono passata dai grandi ruoli del Melodramma italiano all’Audio-fonologia di colpo ma si è trattata di una ricerca interiore tumultuosa finché non ho trovato le risposte alla mia inquietudine. In questo momento di cambiamento si è manifestata la “necessità” di scrivere. Un’estate nelle Marche, precisamente nella Gola del Furlo, fui folgorata da un’idea: usare quella galleria scavata nella roccia, quella antica strada romana a picco sul torrente e rinchiusa fra pareti ripide come un passaggio per un altro mondo. E così è stato. Quella notte e nei giorni successivi la storia, i personaggi principali si sono come manifestati diventando sempre più netti e “obbligandomi” a scrivere. Ho usato non a caso il verbo “obbligare”. Per un musicista l’unico vero linguaggio universale è quello della Musica, superiore a qualunque lingua: io ho combattuto con me stessa per decidermi a usare le “parole”. Poi, ho capito che Scrittura e Musica non sono mondi distinti, separati: entrambi nascono dall'ascolto, dall'impulso e dal desiderio di comunicare/rsi. Cantare o far musica è cercare di conferire alle note quel colore che possa trasmettere il movimento dell'animo che sta alla base del pensiero creativo del compositore a chi ascolta. Scrivere è cercare la parola, fra tutte quelle che usiamo abitualmente nelle relazioni sociali, capace di suscitare nel lettore la vibrazione legata all'emozione come se la stesse vivendo o rivivendo. Per questo in entrambi i casi è un lavoro di rifinitura, di attenzione e di tensione (nel senso del divenire del tendere a qualcosa) fino a che non ho trovato la risonanza che mi pare più consona, l'accordo che fa vibrare che mette in risonanza scrittore e lettore. In fondo musica e parole hanno radice comune: la vibrazione, l’onda sonora che nel romanzo io definisco Suono Sacro che in fisica si misura in hertz.

Parlaci un po’ dei tuoi libri: di che cosa trattano, qual è il genere, come sono nati… siamo lettori molto curiosi!
 I libri (Fahryon, appena uscito in e-book per GDS; il prossimo a breve, Il Risveglio di Fahryon, la conclusione del primo) sono di genere fantasy classico: non ci sono vampiri, angeli, demoni. Ma nemmeno elfi, troll o nani perché l’ambientazione, pur se di tipo medioevale, è mediterranea. Arjiam, il regno fantastico in cui ho ambientato la mia storia, è percorso da due grandi fiumi, un po’ come la Mesopotamia (Tigri ed Eufrate) che lo rendono prosperoso. Le sue città sono ricche, affollate di mercanti, guerrieri, ladri, giocolieri, avventurieri, mendicanti, danzatori, pellegrini. I mercati, simili ai suk oppure alle fiere delle nostre città europee durante il Medio Evo, sono colorati e chiassosi, con bancarelle straripanti di mercanzie che provengono da ogni parte del mondo. Ho creato le mie architetture tenendo presente le antiche ville romane ma anche i fiabeschi palazzi della Spagna moresca, ornati da colonne, patii, mosaici dorati, statue, affreschi e contornati da lussureggianti giardini con ruscelli e fontane. Anche i simboli di cui mi sono servita rimandano ai miti mediterranei. Per esempio, l’Uroburo, il serpente che si morde la coda, è uno dei simboli che risalgono all’alba dell’umanità, presente sotto varie forme in molte culture. Indica il continuo rigenerarsi della vita dalla morte, l’eternità, l’unione degli opposti, Morte e Vita, Suono e Silenzio, Luce e Oscurità, all’interno dell’Uno. Per questo significato di unione degli opposti e loro annullamento, ne ho fatto il simbolo del Suono Sacro, il Principio Creatore che origina l’Universo e lo anima con la sua energia. Altro animale simbolico è il Grifo. Il Grifo o Grifone è un essere alato con il becco adunco, la testa e gli artigli di aquila e il corpo di leone. Nei miti il Grifo era posto a custodia di tesori di qualsiasi genere: entrambi gli animali, leone e aquila, esprimono forza, coraggio e audacia. Perciò, mi è parso un simbolo adatto per i Cavalieri che custodiscono i beni più preziosi di un popolo: Giustizia e Libertà. All’inizio dell’avventura scopriamo che proprio questi due valori sono in pericolo oltre alla Legge della Vita del Suono Sacro. Infatti, è in atto uno scontro tra gli adepti dell'Armonia e della Malia, due forme di magia che si contendono il dominio sulla vibrazione del Suono Sacro. Fahryon, neofita dell'Ordine sapienziale dell'Uroburo, e Uszrany, cavaliere dell'Ordine militare del Grifo, vi si trovano, malgrado loro, coinvolti. Le difficoltà con cui saranno messi a confronto durante la lotta permetteranno ai due giovani di crescere e di diventare consapevoli del loro ruolo e delle loro responsabilità in questa guerra per il potere sul mondo e sugli uomini. I due giovani, però, si trovano a fronteggiare nemici e ambienti totalmente differenti: Fahryon si muove nell’ambito della magia legata alle vibrazioni del Suono Sacro e quindi su un piano spirituale intriso di esoterismo; Uszrany, invece, come Cavaliere, rappresenta la parte epica del romanzo con duelli, intrighi politici e guerre civili. A fare da tramite fra questi due mondi c’è l’affascinante nobile Mazdraan: un tempo Magh, ora Primo Cavaliere del regno di Arjiam che tiene le fila del complotto politico ma anche di quello “magico”.

Quali sono i tuoi modelli ispiratori, quali sono state le letture che più di tutte ti hanno formata?
Fondamentali M. Yourcenar, R. Graves, I. Pears, S. Zweig, H. Hesse, G. Jung; gli studi del fisico tedesco Chladni sugli effetti del suono sulla materia sono stati quello che più mi hanno influenzata nel pensare al Suono come principio creatore che dà forma e vita al mondo di Arjiam. Per quanto riguarda il fantasy i miei riferimenti sono M.Zimmer Bradley, R. Feist, J. Whyte. Amo leggere il fantasy classico, i romanzi storici, saggi sulla musica e sul suono in generale oppure di approfondimento sui miti cosmogonici legati al Suono come Motore Primo, sui simboli delle tradizioni esoteriche, sull’architettura sacra, sull’archeologia, sulla fisica delle onde acustiche, sul sufismo, sullo sciamanesimo, sullo sviluppo delle religioni. Adoro i grandi romanzi dell’800, il teatro e la poesia francesi: V. Hugo, E. Zola, J. Verne, Molière, P. Verlaine, C. Baudelaire, A. Dumas, G. Maupassant … .

Nella tua esperienza editoriale, quali sono quegli aspetti che ti hanno soddisfatta e cosa, al contrario, cambieresti?
 Le case editrici sono in difficoltà un po’ in tutto il mondo. In particolare in Italia si risente della mancanza di uno zoccolo “duro” di lettori. Innanzitutto, l’impoverimento culturale è un dato di fatto e riguarda tutte le fasce d’età e sociali: siamo un Paese che scrive ma che non legge! Le case editrici si muovono troppo lentamente nel promuovere la rivoluzione digitale. Inoltre, non sono creative, cioè assorbono passivamente le mode dal mercato anglosassone ma non sono capaci di crearne puntando sui talenti italiani, preferendo sempre le traduzioni. C’è spazzatura, è vero, ma se si ha un occhio al web si possono scoprire emergenti che hanno idee originali e sanno scrivere. Solo che non basta scoprirli ma bisogna anche aiutarli a crescere e promuoverli: pure sotto questo aspetto l’editoria italiana langue. Incapacità di trovare pubblico e a interessarlo, carenza nel digitale, pigrizia nel cercare talenti, mancanza di promozione: questi sarebbero i punti che l’editoria dovrebbe migliorare… giusto per usare un eufemismo.
Non parlo dell’editoria a pagamento: non ne vale la pena. Non è editoria, si potrebbe definire lavoro di tipografia.
Il self publishing è meglio ma solo se si ha la possibilità di un editing, a proprie spese ovviamente. Pubblicare non è più un impossibile ma è difficile trovare la qualità in questo marasma come scrittore e, soprattutto, come lettore.
Ci si può affidare agli agenti come intermediari: dovrebbe essere la soluzione. Ma trovare un agente che sappia fare veramente il suo lavoro (presentare il manoscritto in maniera adeguata, capire verso quale casa editrice indirizzarlo, avere i contatti giusti, martellare per ottenere ascolto e risposte, seguire la fase contrattuale, seguire la pubblicazione e la promozione) senza assurde pretese economiche è difficile come trovare una buona casa editrice.
Da quello che è la mia esperienza, posso dire che editoria e teatro sono simili: bisogna stare attenti agli squali!
La parte divertente e positiva è senza dubbio l’incontro con i lettori e grazie ai social ci si arriva. Pure il sostegno fra emergenti è un aspetto positivo e importante.

 Il consiglio che non daresti a nessuno scrittore alle prime armi?
 Pagare per pubblicare. Mai!

Se dovessi scrivere una storia in cui il protagonista è un animale, che animale sarebbe? Perché?
Gatto! Animale misterioso, affascinante per la sua capacità a passare dall’immobilità assoluta allo scatto, per il suo sguardo ipnotico, indipendente ma al tempo stesso prezioso e presente se si sa ascoltare i suoi silenzi … Sacro e demonizzato al tempo stesso. E per me sensuale e femminile … Non saprei spiegarne il motivo razionalmente ma la morbidezza dei suoi movimenti lo rende “simbolicamente” vicino all’espressione della femminilità.

Ti viene data la possibilità di compiere un lungo viaggio a tua scelta: dove ti piacerebbe andare e per quale motivo?

 Mi piacerebbe visitare il medio oriente (Giordania, Siria), la Mezzaluna fertile, l’antica Persia … al momento un po’ difficile! Per due motivi: archeologia, architettura e possibilità di assaporare gli odori i profumi percepire i colori delle terre che sono state la culla della civiltà umana agli albori dell’epoca delle prime “città”.

Per finire, hai attualmente altri progetti nel cassetto, libri da pubblicare, storie da raccontare, cose da dire?
 Sto scrivendo una nuova storia per la saga del Suono Sacro: nuovi personaggi, nuove terre, un altro popolo … Cosa nascerà dall’incontro? O sarà uno scontro? Chissà! Non so ancora dove mi stiano portando i personaggi! 

Grazie per le tue risposte Daniela, sono state davvero interessantissime!



[Segnalazione] "Fahryon - Il Suono Sacro di Arjiam" di Daniela Lojarro

Giuro che non so più come iniziare a presentarvi le segnalazioni!! Qualche consiglio? Il libro di oggi è un libro di cui avevo già sentito parlare positivamente qualche tempo fa, un libro che per quando uscirà questa segnalazione forse avrò già iniziato a leggere (e magari anche finito) ma sicuramente non riuscirò a pubblicare la recensione, quindi per voi sarà una novità!




TITOLO: Fahryon - Il Suono Sacro di Arjiam
AUTORE: Daniela Loyarro
CASA EDITRICE: Editrice GDS
GENERE: Fantasy classico
PAGINE: 290
PREZZO: ebook euro 2,99
DATA DI PUBBLICAZIONE: Luglio 2015


Nel regno di Arjiam, Fahryon, neofita dell'Ordine sapienziale dell'Uroburo, e Uszrany, cavaliere dell'Ordine militare del Grifo, si trovano coinvolti nello scontro tra gli adepti dell'Armonia e della Malia, due forme di magia che si contendono il dominio sulla vibrazione del Suono Sacro.
Le difficoltà con cui saranno messi a confronto durante la lotta per il possesso di un magico cristallo e del trono del regno, permetteranno ai due giovani di crescere e di diventare consapevoli del loro ruolo e delle loro responsabilità in questa guerra per il potere sul mondo e sugli uomini.



Incipit
L'estate volgeva al termine ma il sole dardeggiava ancora su Tuhtmaar, la capitale del regno di Arjiam. L'acqua scorreva lenta nel letto dei due fiumi, il Suszray e il Whahajam: sembrava adattarsi al ritmo sonnolento di quel pomeriggio afoso trascinandosi pigramente in mezzo alle canne, aggirando rocce e massi per lambire le rive con un debole sciabordio. A un tratto, la fiacca di quelle ore torride fu percorsa da un tremito e poi da una vibrazione d'energia mentre nel cielo si stagliava la sagoma di un'aquila del deserto. Il rapace sorvolò le residenze delle nobili Famiglie di Arjiam, volteggiando più volte sui lussuosi padiglioni del palazzo ter Hamadhen per poi dirigersi al Santuario del Suono Sacro sull'isola in mezzo al fiume Suszray. L'aquila penetrò nel cuore del Santuario e si posò sulla pietra di luna sospesa sulla grande vasca sacra, restando immobile, come in attesa, con gli occhi chiusi. Quando una voce di donna si elevò con dolcezza ipnotica da una delle otto cappelle del Santuario, l’aquila, spalancati gli occhi, girò il capo per fissarne l'entrata. La Magh, attratta da una consonanza incomprensibile e ignota, uscì indugiando però sulla soglia nello scorgere il rapace. Soggiogata dalla forza di quello sguardo magnetico, andò a collocarsi sotto la pietra di luna della piscina sacra, tramutando l'inno del raccoglimento in quello della contemplazione. Il canto acquisì vigore animandosi in un ritmo sempre più frenetico, mentre l'enorme gemma iniziò a vibrare. L'acqua della vasca sacra prese a ruotare rapidamente, innalzandosi in un vortice che, avvolta completamente la donna, giunse a sfiorare la pietra di luna. La voce della Magh fu incrinata da un tremore d'indecisione. Avrebbe desiderato con tutta se stessa abbandonarsi a quelle vibrazioni magiche; ma aveva promesso al suo compagno di non compiere più alcun rito per non mettere in pericolo la vita che portava in grembo. La donna tentò di smettere ma gli occhi dell'aquila tornarono a scrutarla. Il Suono Sacro, la vibrazione che aveva dato vita a tutto il Mondo e che lo animava, non avrebbe mai potuto essere pericoloso per la sua creatura. Rassicurata da quel pensiero che l’aquila pareva averle suggerito, Xhanys dispiegò la sua voce nelle sillabe arcane dell'inno sacro: affrontò con sicurezza le luminose note acute per sprofondare poi nel baratro vellutato e tenebroso di quelle gravi, cedendo al sentimento di piacere e d'ebbrezza che la stava invadendo. Suono e Silenzio, Luce e Oscurità, si cancellarono nella sua percezione e Xhanys si disciolse nella vibrazione della sua Armonia unita al Suono Sacro. L'aria si accese di lampi azzurrognoli e un improvviso scoppio agghiacciante la fece barcollare. La donna, sconvolta dalle immagini che sorgevano dal Tempo che sarebbe venuto, lanciò un urlo di terrore: l'incantesimo s'infranse, l'acqua di colpo ricadde in onde scomposte e l'aquila, dopo aver lanciato uno strido, svanì.

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L'AUTRICE: 

Daniela Lojarro è nata a Torino. Terminati gli studi classici e musicali (canto e pianoforte), vince alcuni concorsi internazionali di canto che le aprono le porte fin da giovanissima a una carriera internazionale sui più prestigiosi palcoscenici in Europa, negli U.S.A., in Sud Corea, in Sud Africa nei ruoli di Lucia di Lammermoor, Gilda in Rigoletto e Violetta in Traviata. Alcuni brani che ha inciso sono entrati nelle colonne sonore di diversi film, fra i quali «The Departed» di M. Scorsese, «Il giovane Toscanini» di F. Zeffirelli e «I shot Andy Wharol» di M. Harron.

Si dedica anche all’insegnamento del canto e alla musico-terapia come terapista in audio-fonologia, una rieducazione della voce e dell’ascolto rivolta ad adulti o bambini con difficoltà nello sviluppo della lingua oppure ad attori, cantanti, commentatori televisivi, insegnanti, manager per sviluppare le potenzialità vocali.