lunedì 15 febbraio 2016

"Il serpente dorato" di Veronica Elisa Conti

Prima recensione del 2016 e prima recensione pubblicata con la nuova grafica! A proposito, che ve ne pare? Sono un disastro con queste cose, per cui ho puntato a qualcosa di semplice semplice, essenziale ma con un minimo tocco di eleganza, spero di aver fatto un lavoro quantomeno decente...
Passiamo quindi a parlare di questo nuovo libro, Il serpente dorato di Veronica Elisa Conti. Ve ne avevo già parlato un po' di tempo fa, quando l'ho segnalato e ho ospitato l'autrice, che ringrazio per avermi inviato una copia, per un'intervista. Bene, l'ho letto e ora sono pronta a parlarvene.


TITOLO: Il serpente dorato

AUTORE: Veronica Elisa Conti

CASA EDITRICE: Pegasus Edition

GENERE: Thriller/Noir

PAGINE182

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2015

Stati Uniti, fine anni Quaranta. Indagando sul caso della scomparsa misteriosa della figlia dei ricchi Beaumont, Darrel Faulkner, apatico investigatore privato, si muoverà in un labirinto di falsi medium, parassiti, dolori e ritualità sconosciute. Scoprirà che la vicenda è strettamente legata ad un fatto analogo avvenuto più di un secolo prima: la sparizione del giovane erede della famiglia Mayer. L’indizio che accomuna gli eventi è il simbolo del serpente che, emerso dai suoi sogni, si concretizza in una sequenza di segni che minano la ragione di Faulkner. Sarà proprio questo percorso di formazione da scettico a credente in ciò che va oltre lo spazio materiale, che gli aprirà gli occhi sulla verità.

Come ben sapete, non sono molto erudita su noir e thriller, ma in alcuni casi mi piace avventurarmi anche in "territori letterari" che non conosco - e ribadisco, a scanso di equivoci, in alcuni casi. Ovviamente vista la mia scarsa cultura in tal senso, non posso fare paragoni tra Il serpente dorato e altri libri dello stesso genere. Posso basarmi solo su quello che la lettura mi ha lasciato, ma ammetto che comunque non è una storia cupa né eccessivamente misteriosa, e forse rientra solo in parte nella definizione di questo genere letterario. Meglio per me, direi, perché la posso recensire senza grandi problemi!

Partiamo con qualche appunto su quello che "non va", o "potrebbe andare meglio".
Devo dire che l'inizio mi è sembrato un po' confusionario... un po' come se l'autrice non sapesse bene come impostare l'incipit, cosa dire subito e cosa lasciare per dopo, come se nelle prime pagine provasse in più modi diversi ad avviare la storia. Il risultato è che, a parer mio, ci sono degli aspetti e delle parti che hanno poco a che fare con la trama principale. Per fare un esempio, nella parte iniziale si fa più volte riferimento alla passione del protagonista per la recitazione, ai suoi tentativi di sfondare, ma alla fin fine è una caratteristica quasi irrilevante per la storia principale, e ha l'unico risultato, più che caratterizzare il personaggio, di rallentare l'avvio della trama vera e propria e di distrarre il lettore.
Anche nel resto del libro ho riscontrato delle "intrusioni" praticamente avulse dal contesto e che ho trovato fastidiose, perché non ne ho capito l'utilità ai fini della trama e le ho percepite come inutili, come qualcosa che si sarebbe tranquillamente potuto omettere senza che il libro dovesse risentirne.

Ci sono altri tre aspetti su cui, secondo me, Veronica Elisa Conti dovrebbe lavorare: l'ordine delle frasi, e quindi l'organizzazione del testo, i cambi di scena e la punteggiatura. 
L'ordine delle frasi a volte è troppo intricato e spezzettato e questo rende difficile per il lettore seguire il contenuto della frase principale. Sarebbe stato meglio optare per frasi magari un po' più brevi e lineari, non dico scrivere tutto usando solo coordinate e frasi da cinque parole, ma prestare un po' di attenzione a non cadere in grovigli di subordinate difficili da districare. Forse a questo proposito, la lettura a voce alta durante la fase di revisione potrebbe essere un valido aiuto. 

I cambi di scena: a volte sono troppo bruschi, si salta da una situazione all'altra con troppa facilità e senza rendere evidente lo stacco, magari all'interno dello stesso capoverso e questo può confondere un po'.
La punteggiatura...nulla di grave, ma personalmente avrei gradito qualche virgola in più, il libro me ne è sembrato un po' carente!

Passando oltre gli aspetti un po' più tecnici, Il serpente dorato si è rivelato una lettura piuttosto interessante. Quello che più mi ha colpito è la direzione presa dalla storia: abbiamo un investigatore, il caso di una bambina scomparsa misteriosamente mentre era nella sua cameretta e con la casa piena di ospiti, personaggi ambigui dalle teorie esoteriche parecchio inquietanti, un apparente tradimento coniugale... Sembra che, dopotutto, non ci sia nulla di particolare, e che il vero mistero sia come sia stato possibile, per una bambina, sparire senza lasciare traccia mentre era chiusa a chiave, dall'interno, nella sua camera.

Ma poi la storia prende, piano piano, una strada meno scontata, meno banale, più surreale, possiamo dire esoterica, una piega che porterà inevitabilmente il protagonista a fare i conti con se stesso e con le sue credenze, con il suo scetticismo.
Una piega che, lo ammetto, non avevo previsto all'inizio, ma che ho apprezzato proprio per la sua imprevedibilità. Dopo la parte iniziale, che, come ho scritto sopra, tentenna un po', il lettore viene catturato nelle spire (scusate il gioco di parole XD) della storia e non può fare a meno di continuare, di andare avanti, perché non si può lasciare questa lettura senza prima essere giunti alla fine, senza prima aver saziato la propria curiosità su quale misterioso legame ci sia tra due sparizioni di bambini lontane nel tempo e apparentemente scollegate, su chi siano davvero i personaggi che popolano questo libro, su cosa sia il misterioso serpente dorato e che influenza avrà sulla vita del protagonista e di chi gli sta attorno.

Dovendo fare un bilancio complessivo, direi che non è stato tempo sprecato. C'è del buono sicuramente, alcuni aspetti, sopratutto per quanto riguarda la forma e un po' lo stile di scrittura, possono essere migliorati, ma ho letto di peggio e credo che ci sia del potenziale, che Veronica Elisa Conti possa migliorare molto e dicendo questo non intendo dire che non sappia scrivere o gestire le fila di una trama, ma credo abbia la capacità per fare dei passi avanti e arrivare a scrivere qualcosa di ancora più meritevole.


Ci sentiamo alla prossima recensione, Il profumo del mosto selvatico di Deborah Chiel.


2 commenti:

  1. Okay, non so come ho fatto a perdermi questa recensione o.o
    Non so perché mi è successa questa cosa che prima non vedevo mai i post e ora si, ma va bene così altrimenti mi sarei persa questo tuo commento!!
    Questo libro è stato anche la mia prima lettura del 2016 e concordo: ci sono molti aspetti confusionari e su cui l'autrice dovrebbe lavorare di più.
    Non mi è piaciuto proprio D:

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    1. A me è piacciucchiato, ma nulla di più :)

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